La Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) è una delle più efficaci e conosciute psicoterapie per il trattamento di molti disturbi e patologie psichiche.
La TCC integra l’approccio comportamentale e quello cognitivo.
L’approccio della psicologia comportamentale (o comportamentismo) attribuisce la comparsa e il mantenimento delle emozioni negative, dei sintomi e dei disturbi psichici a modi di agire disfunzionali e disadattavi.
Questo approccio fu introdotto inizialmente dallo psicologo J. Watson e focalizzava l’attenzione terapeutica solo sul comportamento manifesto (cioè solo sul comportamento osservabile).
Tra gli aspetti rilevanti del comportamentismo rientrano la scoperta del riflesso condizionato (condizionamento pavloviano o classico), del condizionamento operante (skinneriano o strumentale), dell’apprendimento latente e delle mappe cognitive (schemi mentali di Tolman), nonché le teorie e le tecniche attribuite a J. Wolpe, H. Eysenck e A. Bandura.
L’obiettivo dello psicoterapeuta comportamentale è quello d’insegnare alla persona in trattamento a modificare attivamente con varie tecniche e strategie i suoi comportamenti disadattavi, sostituendoli con altri più funzionali.
L’approccio cognitivo si è sviluppato successivamente a quello comportamentale e, in generale, attribuisce il disagio lamentato alla scarsa consapevolezza dei processi di pensiero e immaginazione e al loro inadeguato utilizzo.
Questo approccio affonda le sue radici nella psicologia cognitiva, quella branca della psicologia che s’interessa dei processi mentali e li colloca tra il comportamento manifesto e l’attività cerebrale (intesa dal punto di vista neurofisiologico).
Fondatori ed esponenti di spicco della psicologia cognitiva furono G. Miller (studioso della memoria e della psicolinguistica) e U. Neisser (che oggi potremmo considerare un precursore degli studi sull’intelligenza artificiale).
Successivamente, A. Ellis (con la sua REBT, Rational-Emotive Behavior Therapy) e A. Beck (a cui è ricondotta la terapia cognitiva standard) furono due dei clinici più autorevoli della prima fase storica della terapia cognitiva, quella definita razionalista.
L’approccio cognitivo razionalista focalizza l’attenzione sui processi di pensiero, sulle convinzioni e sugli schemi cognitivi disfunzionali e si pone l’obiettivo di individuarli, correggerli e sostituirli.
Alla fase razionalista, nell’evoluzione del cognitivismo segue quella post-razionalista o del neocognitivismo clinico costruttivista (di cui fu pioniere G. Kelly e, più recentemente, gli italiani V. Guidano e G. Liotti).
Questo approccio terapeutico consente alla persona in trattamento d’identificare e comprendere, cognitivamente ed emotivamente, la propria ‘coerenza di significato personale‘, cioè il suo modo unico e personale attraverso cui egli si costruisce un idea coerente di sé e del suo mondo interno, in rapporto con il mondo esterno.
La fase successiva dello sviluppo del cognitivismo clinico è caratterizzata da un gruppo ampio ed eterogeneo di nuovi approcci, collettivamente denominati approcci cognitivi di terza generazione.
Gli obiettivi principali degli psicoterapeuti di questi nuovi approcci sono consentire alla persona di accrescere le proprie capacità e di vivere esperienze alternative di attenzione/consapevolezza, prevenendo l’evitamento esperienziale che compromette il suo libero sviluppo e il raggiungimento degli obiettivi, in coerenza con i suoi valori di riferimento.
Questi approcci sono basati principalmente sulla ‘mindfulness‘, l’accettazione e l’impegno, la compassione, la metacognizione, l’integrazione di approcci teorici anche diversi da quelli cognitivo-comportamentali e la gestione della disregolazione emotiva.
Anche la più recente Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (la TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi è coerente con questi approcci e ne costituisce una nuova e fruttuosa evoluzione.
In generale, la TCCEO concepisce l’insorgenza e il mantenimento di qualsiasi psicopatologia (con alcune eccezioni) come il risultato di una scarsa consapevolezza e di un uso qualitativo e quantitativo improprio (carente o eccessivo) dei processi attentivi.
La TCCEO integra i metodi, le strategie e le tecniche terapeutiche più efficaci di diversi approcci della Terapia Cognitiva e Comportamentale con alcuni principi della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi (T.T.E.S. di N. Bonaventura) e con le conoscenze e le pratiche illuminate delle più antiche e autorevoli tradizioni sapienziali dell’umanità.
Integrando conoscenze, strategie e tecniche comportamentali e cognitive, lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale persegue rispettivamente gli obiettivi degli psicoterapeuti comportamentali e cognitivi.
In questa logica di intervento rientra anche l’attenta selezione dei ‘compiti a casa‘, cioè dei compiti che la persona in cura può svolgere a casa (o in altri contesti) come parte integrante della terapia svolta in studio insieme al terapeuta.
Lo psicoterapeuta cognitivo-comportamentale contemporaneo è consapevole che l’approccio cognitivo standard (o razionalista), l’approccio costruttivista (o post-razionalista) e gli approcci di terza generazione possono avere tutti un valore terapeutico sostanziale, anche se i metodi di intervento possono differire.
Partendo da questa consapevolezza, egli può utilizzare sapientemente, facendo molta attenzione a non creare confusione concettuale e operativa, il meglio di tutti gli approcci da lui personalmente studiati e sperimentati, magari distribuendo nel tempo e secondo le necessità le diverse modalità d’intervento dell’uno o dell’altro approccio.
