La Long-Term Depression and Reprocessing of fearful and traumatic memories (LTDR di N. Bonaventura) o la Depressione a Lungo Termine e Rielaborazione di ricordi paurosi e traumatici è una procedura relativamente recente e altamente specialistica per il trattamento psicofisiologico e psicoterapeutico della paura (Fobie, Agorafobia, Disturbo di Panico, Attacchi di Panico, ecc.) e del trauma (Disturbo Acuto da Stress, Disturbo Post-Traumatico da Stress, Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso, Disturbo da Lutto Prolungato, ecc.).
Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, il ‘trauma’ è un’esperienza in cui la persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con eventi che hanno causato la morte, lesioni potenzialmente letali, lesioni gravi o minaccia all’integrità fisica propria o altrui.
La LTDR è stata presentata per la prima volta a Milano, nel 2010, al ‘XL Congress of the European Association for Behavioural and Cognitive Therapies (EABCT – Simposium n. 11, page 24)’.

Questa procedura si basa su solidi principi neurobiologici derivati dalla ricerca sperimentale sugli animali relativamente ai processi di memorizzazione e di cancellazione di precedenti memorizzazioni.
Attraverso la procedura della LTDR è possibile intervenire terapeuticamente sulla memorizzazione patologica di stati emotivi negativi (paura, ansia, rabbia, tristezza, disprezzo, disgusto, ecc.) e di reazioni fisiologiche associate a un evento spaventoso o traumatico.
Dopo l’intervento terapeutico con la LTDR, la persona ricorderà ancora l’evento spaventoso o traumatico, ma non proverà più paura o altre emozioni negative o, comunque, saranno insignificanti e assolutamente tollerabili e compatibili con un adeguato adattamento alle richieste della realtà.
Questo nuovo stato emotivo verrà poi generalizzato alla vita quotidiana, durante la quale la persona sarà in grado di affrontare con facilità stimoli, eventi e situazioni uguali o simili a quelli temuti o traumatici.
La procedura LTDR richiede una stretta collaborazione tra lo psicoterapeuta e la persona in trattamento.
Per attuare la procedura LTDR è necessario innanzitutto creare le condizioni di un’alleanza terapeutica e di fiducia, rafforzare le risorse della persona in cura per consentirle di gestire le turbolenze emotive che possono verificarsi durante il recupero di ricordi paurosi e/o traumatici, addestrare progressivamente la persona in cura a metodi di rilassamento (muscolare e viscerale) sempre più profondi e soddisfacenti utilizzando le tecniche più adatte alle sue caratteristiche e, una volta completata questa fase iniziale, stabilire quale evento pauroso e/o traumatico affrontare e quali ricordi specifici dell’evento pauroso e/o traumatico sottoporre alla procedura.
È quindi necessario identificare e selezionare immagini mentali chiare e rappresentative dell’evento pauroso e/o traumatico e poi procedere all’identificazione di comportamenti patologici, convinzioni, pensieri irrazionali e disfunzionali, emozioni negative significative e sensazioni corporee spiacevoli associati a tali immagini mentali.
Tutto questo materiale identificato e selezionato rappresenta gli elementi costitutivi intensi e coinvolgenti del ‘Nucleo Traumatico Psicofisiologico’ (NTP) associato al recupero dei ricordi spaventosi e/o traumatici che devono essere affrontati durante il trattamento con la LTDR.
Questi passaggi procedurali sono molto simili a quelli di altre importanti ed efficaci procedure per il trattamento dei traumi, compresa la procedura dell’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (EMDR) o Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari.
La procedura della LTDR prosegue e si completa con il richiamo immaginativo dei contenuti del NTP dopo aver precedentemente indotto un particolare e ben preciso stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale, molto profondo, stabile e duraturo, per il quale la persona in trattamento era già stata addestrata.
Questo particolare e specifico stato psicofisico, tipico della procedura LTDR, determina senza dubbio degli effetti desensibilizzanti, effetti che verranno meglio spiegati nelle pagine seguenti e che sono molto probabilmente da attribuire all’attivazione di specifici processi neurobiologici noti e già accertati in esperimenti di laboratorio condotti su animali.
La procedura LTDR si differenzia dalla semplice Desensibilizzazione Sistematica o dalle desensibilizzazione tipiche di altre procedure terapeutiche (tra cui l’EMDR) e si caratterizza come una procedura altamente specialistica proprio perché lo psicoterapeuta necessita delle competenze appropriate per indurre, o comunque creare, le condizioni affinché questo stato psicofisico fortemente desensibilizzante possa essere raggiunto, attraverso diverse metodiche ed eventualmente con il supporto di strumenti di misurazione elettronici e computerizzati.
Sebbene uno psicoterapeuta esperto in psicotraumatologia possa eseguire la procedura della LTDR senza l’ausilio di strumenti elettronici e computerizzati, la LTDR per ottenere i massimi risultati nel trattamento del trauma e della paura necessita del supporto elettronico di uno strumento di Biofeedback e, se possibile, del programma computerizzato della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo (un’applicazione della più generale Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi di N. Bonaventura), una nuova teoria e un metodo innovativo di analisi computerizzata dei dati rilevati attraverso il Biofeedback Periferico (Il Biofeedback Periferico e il Profilo Psicofisiologico).
L’efficacia della procedura LTDR è immediatamente percepita soggettivamente dal paziente ed è oggettivamente verificabile, tramite biofeedback periferico, con la mancata reattività del Sistema Nervoso Vegetativo al contenuto dell’NTP.
Il numero di sedute necessarie per ottenere una completa desensibilizzazione, ristrutturazione e riconsolidamento adattivo dei ricordi paurosi o traumatici varia da soggetto a soggetto, ma in ogni caso è molto limitato nel tempo e dipende essenzialmente dalla velocità con cui il paziente impara a raggiungere lo stato psicofisico profondo, stabile e duraturo di rilassamento muscolare e viscerale necessario per l’efficacia della procedura della LTDR.
La procedura della LTDR può essere eseguita in modo indipendente o facilmente implementata in altri protocolli psicoterapeutici (ad esempio, Flooding, Desensibilizzazione sistematica, EMDR, Ipnosi, Tecniche immaginative, Tecniche esperienziali della Schema Therapy, Tecniche di rilassamento, Meditazione, ecc.) la cui efficacia è già stata dimostrata.
Nonostante tutti gli aspetti positivi fin qui esaminati, e in particolare la sua funzione fortemente desensibilizzante, la procedura LTDR presenta un limite oggettivo: l’impossibilità o l’estrema difficoltà, di indurre rapidamente o di rendere accessibile a tutti i soggetti da trattare, la profondità, la stabilità e la durata dello specifico e preciso stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale necessario per un risultato terapeutico ottimale.
Pertanto, alcune categorie di persone richiederanno tempi più lunghi e il supporto di specifiche tecniche preparatorie psicofisiche per essere trattate con la procedura LTDR, oppure saranno difficilmente trattabili o assolutamente intrattabili con questa procedura, temporaneamente o definitivamente.
Rientrano in questa categoria di persone i bambini e i soggetti con gravi disturbi psicotici o dissociativi (disturbo dissociativo dell’identità, amnesia dissociativa, depersonalizzazione/derealizzazione, ecc.), nei quali spesso l’ipoattivazione è diffusa e significativa, oppure gli individui in stato di estrema agitazione (come durante la fase maniacale del disturbo bipolare o durante lo stato di agitazione di un delirio paranoide persecutorio, ecc.), nei quali, al contrario, l’iperattivazione è diffusa e significativa, oppure chiunque presenti limitazioni oggettive o patologie fisiche o di altro tipo che impediscano temporaneamente o permanentemente il raggiungimento dello stato psicofisico necessariamente richiesto dalla procedura.
Le ragioni neurobiologiche di questa limitazione della procedura LTDR in vari stati psicopatologici di iperattivazione o di ipoattivazione possono essere comprese facendo riferimento ai principi neurobiologici e psicofisiologici della Teoria Polivagale del neurofisiologo S. Porges [Porges SW. Corrigendum to’ The vagal paradox: A polyvagal solution’ . Compr. Psychoneuroendocrinology 16C (2023) 100200. Compr Psychoneuroendocrinol. 2024 Apr 9;18:100233. doi: https://doi.org/10.1016/j.cpnec.2024.100233].
Questa teoria postula che lo stato ottimale di funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo di una persona (definito come ‘Finestra di Tolleranza’) corrisponde al funzionamento predominante del sistema parasimpatico ventro-vagale (che induce calma, rilassamento, un senso di sicurezza emotiva e connessione sociale) rispetto al sistema simpatico spinale (che induce comportamenti di lotta/fuga o congelamento) e al sistema parasimpatico dorso-vagale [che induce ‘shot-down’ (spegnimento) o morte simulata, uno stato di immobilità caratterizzato da ipotensione degli arti e scarsa sensibilità in risposta a condizioni di estrema minaccia alla sopravvivenza].

Queste tre modalità di funzionamento del sistema nervoso autonomo sono organizzate in modo gerarchico (la funzione più recente inibisce la meno recente) ed evolutivo: la funzione ventro-vagale è la più recente dal punto di vista filogenetico (cioè della storia evolutiva della specie) e ontogenetico (cioè della storia evolutiva dell’individuo), la funzione dorso-vagale è la più antica e la funzione del sistema nervoso simpatico spinale è quella intermedia.
In condizioni ambientali e psicologiche favorevoli, nelle persone fisicamente e mentalmente sane, il sistema parasimpatico ventro-vagale svolge un ruolo dominante e promuove, attraverso la modulazione adattativa del ‘freno vagale’ sull’attività eccitatoria del sistema simpatico, una regolazione della frequenza cardiaca che favorisce il rilassamento e i legami sociali.
Allo stesso tempo, il sistema parasimpatico dorso-vagale svolge un ruolo benefico e importante a livello intestinale, mantenendo il tono intestinale e influenzando positivamente i processi digestivi, e un ruolo benefico a livello cardiaco, regolando la frequenza cardiaca direttamente e indirettamente attraverso la riduzione della contrattilità cardiaca e meccanimi compensatori che abbassano la pressione sanguigna.
In condizioni ambientali e psicologiche favorevoli, nelle persone fisicamente e mentalmente sane, anche il sistema nervoso simpatico contribuisce positivamente al benessere dell’individuo, fornendo il livello di attivazione necessario per affrontare gli impegni quotidiani e le sfide della vita (attraverso l’aumento della frequenza cardiaca, della contrattilità cardiaca, della pressione sanguigna, della tensione muscolare, ecc.).
Tuttavia, in condizioni di stress o pericolo, nelle persone fisicamente e mentalmente sane, il sistema ventro-vagale parasimpatico rilascia il freno vagale che inibisce parzialmente la frequenza cardiaca in condizioni normali e aumenta ulteriormente l’azione del sistema nervoso simpatico, che ora diventa dominante.
Se le condizioni che causano stress o pericolo sono molto frequenti, intense e/o di lunga durata, oppure i soggetti si trovano in uno stato di stress psicofisico cronico o hanno subito traumi significativi, il sistema nervoso potrebbe non essere in grado di ripristinare il funzionamento omeostatico predominante del sistema parasimpatico ventro-vagale (la teoria di Porges considera lo ‘….stress, l’ansia o qualsiasi esperienza correlata alla minaccia come un’interruzione della funzione omeostatica’) e i soggetti potrebbero rimanere bloccati (ovvero non sarebbero più in grado di rientrare nello spazio delimitato dalla Finestra di Tolleranza) in una risposta prevalentemente simpatica di iperarousal neurovegetativo o, peggio, in una risposta parasimpatica dorso-vagale di ‘spegnimento’, se la situazione pericolosa minaccia seriamente la sopravvivenza o è percepita come tale dai soggetti (una risposta che corrisponde ovviamente al peggior adattamento neurobiologico).
Una risposta simpatica dominante e persistente si manifesta come uno stato cronico di ipereccitabilità psicofisica e di eccessiva attenzione a tutti gli stimoli (dell’ambiente interno, del corpo e dell’ambiente esterno) che sono potenzialmente pericolosi e/o dannosi e, spesso, anche a quelli che non lo sono (generalizzazione della risposta di allarme a stimoli innocui).
Integrando il modello evolutivo e gerarchico del neurologo J. H. Jackson, Porges considera la risposta simpatica dominante e permanente un livello regressivo o di dissoluzione del sistema nervoso autonomo, incapace di rispristiare l’omeostasi (il funzionamento parasimpatico ventro-vagale dominante).
Nei casi in cui lo stato di ipereccitazione psicofisica e di iperattenzione determinato dalla risposta simpatica dominante è molto intenso, la profondità, la stabilità e la durata dello specifico e preciso stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale richiesto per risultati terapeutici ottimali attraverso la procedura LTDR possono essere raggiunte in un periodo di tempo più lungo e richiedono un’adeguata preparazione fisica e mentale, che è in ogni caso parte della procedura della LTDR.
Una risposta parasimpatica dorso-vagale dominante è una manifestazione funzionale ancora più regressiva della risposta simpatica ed è caratterizzata da una diminuzione della frequenza cardiaca (fino al punto della bradicardia), diminuzione della contrattilità cardiaca, diminuzione della pressione sanguigna, respiro rallentato e superficiale, ipotonia e intorpidimento muscolare, rallentamento dei processi di pensiero, difficoltà nei movimenti e processi dissociativi (disturbo dissociativo dell’identità, amnesia dissociativa, depersonalizzazione/derealizzazione, ecc.).
Il pericolo principale di una risposta dorso-vagale parasimpatica dominante è che la minaccia percepita può innescare una forte risposta ipotensiva (improvviso calo della pressione sanguigna) e potenzialmente persino una sincope (svenimento), le cui conseguenze possono essere imprevedibili per la salute della persona (ad esempio, brutte cadute, ecc.) e degli altri (ad esempio, perdita di controllo di veicoli o attrezzature meccaniche, ecc.).
In quest’ultimo caso, con questa tipologia di pazienti, prima di iniziare a indurre lo stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale richiesto dalla procedura LTDR per risultati terapeutici ottimali, è assolutamente fondamentale ridurre gradualmente il più possibile la risposta dorsovagale parasimpatica dominante, con qualsiasi tecnica e strategia psicofisica appropriata (ad esempio, utilizzando Tecniche di Grounding, ovvero tecniche che mirano a riportare e mantenere l’attenzione del soggetto al presente, utilizzando sensazioni suscitate dalla stimolazione dei 5 sensi e pratiche terapeutiche che implicano un’attivazione muscolare sostenuta, come il rilassamento muscolare progressivo, la pratica di asana yoga e/o tecniche che comportano il movimento consapevole, come camminare, correre, ballare, ecc.).
In generale, nei soggetti gravemente traumatizzati (soprattutto nel caso del Disturbo Post-Traumatico da Stress Complesso), la riduzione della risposta dorsovagale parasimpatica favorisce l’avvio della risposta simpatica (lotta/fuga o congelamento) agli elementi costitutivi dell’NTP, una risposta meno regressiva e spesso più gestibile dal punto di vista terapeutico, che consente di continuare e completare la procedura LTDR con questi particolari pazienti.
Un’altra opzione di intervento riguarda l’ipnosi clinica, che può essere generalmente indotta facilmente nei pazienti che tendono a dissociarsi (ma deve essere utilizzata con estrema cautela e abilità per evitare un ulteriore peggioramento dello stato dissociativo) e consente una significativa riduzione dell’impatto degli intensi elementi costitutivi del ‘Nucleo Traumatico Psicofisiologico’ (NTP) precedentemente identificato.
Nello stato alterato di coscienza dell’ipnosi, è possibile indurre lo specifico stato di rilassamento muscolare e viscerale richiesto dalla procedura LTDR, richiamando successivamente il contenuto dell’NTP e le emozioni negative a esso associate (terrore, paura, ansia, tristezza, vergogna, colpa, ecc.), consentendo al paziente di tollerare e desensibilizzare le emozioni negative entro la finestra di tolleranza in soggetti che altrimenti non potrebbero essere facilmente trattati con la procedura LTDR.
In accordo con l’impianto teorico della teoria polivagale di Porges, si può senza dubbio affermare che l’obiettivo neurobiologico terapeutico ultimo della procedura LTDR (che, come vedremo in seguito, viene raggiunto partendo da presupposti teorici diversi da quelli della teoria di Porges, ma non contraddittori, e attraverso l’uso di strategie e tecniche terapeutiche rese specifiche ai fini della LTDR) è quello di riportare il soggetto fobico o traumatizzato al funzionamento dominante precedentemente assunto del sistema parasimpatico ventrovagavale (cioè all’interno della Finestra di Tolleranza) o di promuovere questo nuovo funzionamento dominante, se il soggetto non lo ha mai consolidato, nemmeno prima dell’insorgenza della fobia o del trauma.
Il presupposto neurobiologico dell’efficacia della LTDR è che la sua procedura psicofisiologica e psicoterapeutica induca, più o meno indirettamente, in alcune aree specifiche del cervello (in particolare amigdala, ippocampo e cervelletto), un effetto neurobiologico e neurofisiologico noto e sperimentalmente dimostrato in molti studi sugli animali (in particolare nei ratti e nei topi), l’effetto di Long-Term Depression (LTD) o Depressione a Lungo Termine.
E‘ realistico pensare che la procedura LTDR induca una LTD intensa e duratura dei circuiti neurali sopra menzionati, coinvolti nella memorizzazione e nel richiamo dei ricordi paurosi e traumatici.
L’LTD dei circuiti neurali attivati durante la rievocazione di ricordi traumatici potrebbe essere il modo principale in cui il cervello cancella o rende inaccessibile il recupero di correlati fisiologici ed emotivi di ricordi traumatici precedentemente memorizzati.
Da un punto di vista neurobiologico e sperimentale, l’LTD consiste nel prolungato decremento della risposta di una sinapsi (la giunzione che consente alle cellule nervose di comunicare tra loro) che si verifica quando due o più assoni (fibre lungo cui viaggia l’impulso nervoso), provenienti da aree specifiche del cervello, vengono ripetutamente attivati insieme, ma con una bassa frequenza di stimolazione (1-5 Hz).
Si suppone che siano proprio la profondità, la stabilità e la durata dello specifico e preciso stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale della procedura LTDR a generare una bassa frequenza di stimolazione neurale nel cervello (una LTD diffusa a livello cerebrale).
Questa bassa frequenza di stimolazione neurale (prodotta naturalmente o con qualche strategia o tecnica terapeutica adeguata) sarebbe la causa delle conseguenze neurobiologiche desensibilizzanti, ovvero la causa dei processi di cancellazione dei correlati emozionali e fisiologici del ‘Nucleo Traumatico Psicofisiologico’ (NTP, il nucleo associato al recupero dei ricordi spaventosi e/o traumatici) e di creazione delle condizioni per un nuovo e sano riconsolidamento di ricordi non più associati all’esperienza traumatica.
In effetti, ‘…….non appena viene fatto un nuovo apprendimento che non suscita reazioni emotive attraverso l’attivazione dell’amigdala, l’emozione negativa scompare per sempre. Ogni richiamo è solo un riapprendimento. Se il paziente ricorda l’evento, ne rafforza l’assenza di connessione con l’amigdala. Si verifica una LTD e riduce qualsiasi connessione con l’amigdala ancora esistente.’ (http://www.touzet.org).
Esperimenti neuroanatomici hanno chiarito che la desensibilizzazione neurobiologica dovuta a traumi è associata a una riduzione dell’eccitabilità neurale delle regioni limbiche e dell’amigdala e, viceversa, a un aumento della densità della materia grigia e dell’attività in aree della corteccia frontale, in particolare nella Corteccia Prefrontale Mediale (mPFC), area cerebrale direttamente collegata anatomicamente all’amigdala, non coinvolta nell’acquisizione della paura, ma necessaria per l’espressione della paura appresa e il consolidamento della memoria di estinzione della paura [Marek R, Strobel C, Bredy TW, Sah P (2013) The amygdala and medial prefrontal cortex: partners in the fear circuit. J physiol 591: 2381-2391 (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov); Quirk GJ, Garcia R, González-Lima F (2006) Prefrontal mechanisms in extinction of conditioned fear. Biol Psychiatry 60: 337-43 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)].
Diversamente, il Long Term Potentiation (LTP) o Potenziamento a Lungo Termine è il processo opposto, cioè il prolungato incremento della risposta di una sinapsi, un processo che richiede un’elevata frequenza (100 Hz) di stimolazione assonale (stimolazione tetanica).
Con il termine stimolazione tetanica o semplicemente tetano, in neurobiologia, si descrive un processo fisiologico che avviene nelle cellule nervose ed è caratterizzato da una serie significativa di potenziali d’azione che si trasmettono in un breve lasso di tempo (it.wikipedia.org).
La stimolazione tetanica induce cambiamenti molecolari nella funzione e nella microstruttura di una o più giunzioni sinaptiche che corrispondono al processo neurobiologico dell’LTP.
In sintesi, l’LTP corrisponde a un aumento a lungo termine della trasmissione del segnale tra due neuroni, ottenuto stimolandoli in modo sincrono.
Come l’LTD, anche l’LTP è stato dimostrato sperimentalmente in diversi studi sugli animali.
Nell’immagine sottostante (Figura 1) viene mostrato l’effetto neurobiologico dell’LTP registrato in diverse sinapsi dell’area CA1 dell’Ippocampo, una struttura sottocorticale del cervello del ratto.

La stimolazione tetanica viene somministrata al tempo 0.
Da questo momento in poi, la cellula subisce un potenziamento della risposta (PTP o Post-Tetanic Potentiation) e produrrà un numero maggiore di EPSP (Potenziali Post Sinaptici Eccitatori) per unità di tempo (it.wikipedia.org).
La stimolazione tetanica all’istante 0 ha come conseguenza l’aumento della probabilità che si verifichi un potenziale d’azione post sinaptico, cioè ha prodotto una maggiore eccitabilità del circuito nervoso coinvolto, processo definito LTP, e i valori registrati sono superiori alla linea di base (Baseline).
L’immagine sottostante (Figura 2) mostra l’effetto neurobiologico opposto all’LTP, quello dell’LTD registrato nelle stesse sinapsi dell’area CA1 dell’Ippocampo del ratto.

In un neurone in cui il processo LTP è stato precedentemente indotto (LTP induced preveously), è necessaria una serie di stimolazioni a bassa frequenza (LTD provoked by a series of stimuli) per un certo periodo di tempo per ritornare ai valori di base (Baseline), cioè ai valori precedenti all’induzione dell’LTP (it.wikipedia.org).
Diversi meccanismi neurobiologici simili a quelli discussi finora e molti altri sono stati identificati e ritenuti fondamentali per ‘…….l’LTP nel tessuto ippocampale asportato da soggetti umani sottoposti a chirurgia del lobo temporale per alleviare un’epilessia altrimenti intrattabile……… Pertanto, non sorprende che……l’LTP può essere facilmente indotto nel SNC umano e che diversi meccanismi molecolari sono condivisi con i modelli di roditori.’ (Bliss TV e Cooke SF. Long-term potentiation and long-term depression: a clinical perspective).
Nello stesso articolo citato sopra, a sostegno della presunta importanza di LTP e LTD nei processi di memoria, si menziona l’interesse dell’industria farmaceutica nello sviluppo di farmaci nootropici, cioè farmaci volti a migliorare la funzione della memoria negli esseri umani e a trattare i disturbi della memoria potenziando gli effetti dell’induzione non invasiva di LTP e LTD nel trattamento della malattia (a questo proposito, si veda ‘Cognitive Enhancers as Adjuncts to Psychotherapy. Use of D-Cycloserine in Phobic Individuals to Facilitate Extinctionof Fear‘, per l’uso combinato di un farmaco nootropico e della tecnica terapeutica dell’esposizione in contesti di realtà virtuale nel trattamento di una fobia).
I processi neurobiologici LTP e LTD sono attualmente oggetto di studi molto approfonditi di plasticità neurale degli organoidi neurali [sistemi microfisiologici cerebrali (bMPS) che derivano da cellule staminali pluripotenti indotte umane (hiPSC)] per compredere meglio lo sviluppo del cervello, la modellazione delle malattie, la scoperta di farmaci e la medicina personalizzata (https://www.nature.com).
Questi studi hanno anche dimostrato che la forma di plasticità neurale prodotta dall’LTP è coinvolta nella ‘…….rapida attivazione dei geni precoci immediati (IEG) in risposta agli stimoli e svolge un ruolo chiave nella mediazione della trascrizione e della traduzione di altri geni coinvolti nella formazione e nel mantenimento dei ricordi. Una plasticità sinaptica alterata porta ad un’attività anomala della rete neurale, compromettendo le funzioni cognitive e il comportamento, ed è stata collegata a vari disturbi neurologici e psichiatrici.’ (https://www.nature.com).
Negli studi sull’uomo, il meccanismo alla base della stimolazione transcranica a corrente continua (tDCS), una tecnica di stimolazione cerebrale non invasiva (NIBS o Non-Invasive Brain Stimulation) applicata con risultati promettenti nel trattamento di alcune forme di depressione maggiore, disturbo bipolare, allucinazioni schizofreniche, sintomi di fibromialgia e sintomi neurodegenerativi atassici, sembra ragionevolmente riferirsi alla cascata di eventi coinvolti nei processi neurobiologici di LTP e LTD (An Overview of Noninvasive Brain Stimulation: Basic Principles and Clinical Applications).
Studi sperimentali molto recenti (2024) in campo animale condotti su diversi ceppi di topi confermano l’importanza dei processi neurobiologici di plasticità sinaptica coinvolti nella formazione della memoria della paura e della sua inibizione attraverso l’LTP e l’LTD (pmc.ncbi.nlm.nih.gov).
In particolare, un forte condizionamento della paura in alcuni ceppi di topi potrebbe essere correlato a un’interruzione dell’LTD (vale a dire un’interruzione del processo neurobiologico che si ritiene sia il modo principale in cui il cervello cancella o rende inaccessibile il recupero dei correlati fisiologici ed emotivi dei ricordi traumatici precedentemente memorizzati), mentre la compromissione del processo di estinzione della paura può essere dovuta a un LTP costante (il processo opposto all’LTD, cioè il prolungato incremento della risposta di una sinapsi, che determina il potenziamento della risposta emotiva di paura precedentemente appresa) e a una LTD debole nelle sinapsi dell’Amigdala Basolaterale e Centrale (due aree del cervello coinvolte nel Disturbo di Panico e nel Disturbo Post-Traumatico da Stress).
In conclusione, è altamente probabile che attraverso la procedura LTDR, progettata ed eseguita sulla base dei presupposti neurobiologici esposti sopra, gli effetti neurobiologici della LTD prodotti nel cervello di ratti e topi, vale a dire la cancellazione o l’inaccessibilità al recupero dei correlati fisiologici ed emozionali di ricordi traumatici precedentemente immagazzinati, possano essere prodotti anche nelle stesse o in altre aree specifiche del cervello umano.
Una spiegazione neurobiologica complementare del trauma è quella proposta dal modello Adaptive Information Processing (AIP) o modello dell’elaborazione adattiva dell’informazione, ideato da F. Shapiro e riferimento teorico della terapia EMDR.
Il modello AIP ipotizza che i ricordi vengano elaborati e archiviati in una forma adattiva; al contrario, l’impatto dell’intensità delle informazioni (cognitive, emozionali e fisiologiche) traumatiche in entrata determinerebbe (specialmente in soggetti predisposti) delle risposte biochimiche che causerebbero un blocco delle informazioni in arrivo (creando un ostacolo al normale intervento della corteccia prefrontale del cervello nell’elaborazione razionale delle informazioni) e, di conseguenza, processi di memorizzazione disfunzionali (https://www.rivistadipsichiatria.it).
Tuttavia, questi processi di memoria disfunzionali potrebbero anche dipendere da significative interruzioni post-traumatiche dei processi LTD o da attivazioni simultanee, multiple e inappropriate dei processi LTP o da entrambi i processi contemporaneamente (soprattutto nei nuclei delle due amigdale, ma potenzialmente anche in altree aree del cervello).
LTP multipli, inappropriati, simultanei e diffusi in diverse aree cerebrali (in particolare nelle strutture sottocorticali del sistema limbico), associati a processi di LTD insufficienti o inadeguati, potrebbero essere i veri responsabili della memorizzazione disfunzionale di informazioni in arrivo altamente coinvolgenti a livello emotivo (dati in merito emergono come già visto anche da recenti ricerche con gli animali: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov).
Pertanto, questo effetto di memorizzazione disfunzionale potrebbe verificarsi non solo come risultato di un blocco funzionale nel processo di memorizzazione come ipotizzato dal modello AIP, quanto piuttosto come un effetto collaterale sbilanciato (in eccesso, LTP e in difetto, LTD) dei modi usuali in cui le informazioni in entrata di materiale emotivamente significativo vengono memorizzati e cancellati in aree specifiche del cervello.
Naturalmente, questa conclusione non mette in discussione l’efficacia della terapia EMDR, ma offre ulteriori spiegazioni riguardo all’eziologia dei processi di memorizzazione disfunzionali correlati alla paura e al trauma.
La procedura psicoterapeutica della Long-Term Depression and Reprocessing of fearful and traumatic memories (LTDR) si basa sulle solide considerazioni neurobiologiche sopra discusse.
Queste considerazioni sono in linea con la Theory of neural Cognition (TnC) o Teoria neuronale della Cognizione che considera i processi di LTP i responsabili del miglioramento della corrispondenza tra le colonne corticali attivate, rafforzando l’efficacia delle loro connessioni, mentre la stessa teoria attribuisce ai processi della LTD la responsabilità dell’erosione delle connessioni tra le colonne corticali che non sono attivate (Rydberg JA, Virgitti L, Tarquinio C. Bolstering the adaptive information processing model: a narrative review. Front Psychiatry. 2024 May 15;15:1374274. doi: 10.3389/fpsyt.2024.1374274. PMID: 38812488; PMCID: PMC11134571. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov).
La TnC postula che i ricordi sono tracce di eventi vissuti, ovvero tracce di GSA (di Stato Globale di Attivazione), cioè colonne corticali attivate che formano una rappresentazione di codifica sparsa della situazione, di cui solo un piccolo numero di esse è completamente attivato, su tutta la gerarchia di mappe corticali.
Queste tracce GSA competono tra loro e quelle maggiormente attivate a livello neuronale tenderanno a predominare.
La sinergia tra LTP, LTD e l’architettura neurale corticale è sufficiente per organizzare la gerarchia delle mappe e per ottenere rappresentazioni precise di tutte le situazioni vissute (http://www.touzet.org).
È noto che un’esperienza fortemente stressante (soprattutto se minaccia la sopravvivenza dell’organismo) provoca un miglioramento dell’efficienza della memoria a livello neuronale (cioè provoca LTP), e ciò è dovuto a comprensibili esigenze di autoconservazione [McEwen B S (2007) Physiology and neurobiology of stress and adaptation: central role of the brain. Physiol rev 87: 873-904 – (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov)].
In questo caso, ‘……la GSA associata alla situazione stressante viene automaticamente rinforzata in un modo molto più efficiente del solito. Questa GSA può prevalere, il che significa che verrà facilmente richiamata e ogni richiamo genererà la stessa risposta di stress fisiologico. La persona sottoposta a tale condizione sta vivendo un disturbo da stress acuto o DPTS e la situazione stressante è una ‘memoria traumatica.’ (https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov).
Facendo riferimento all’effetto terapeutico positivo della terapia EMDR, S. Khalfa e C. F. Touzet (2017) ipotizzano che questo effetto sia il risultato della memorizzazione di nuove GSA prevalenti, cioè di gerarchia superiore a quella associata alla memoria traumatica (http://www.touzet.org), gerarchia caratterizzata da un’attività della corteccia prefrontale migliorata (LTP) e da una diminuzione delle attività delle amigdale (LTD).
Alla luce di quanto esposto in queste pagine, si deve suppore che, seppur con modalità diverse, tutte le procedure terapeutiche (nella mia esperienza sicuramente le procedure LTDR ed EMDR), realmente capaci d’intervenire efficacemente, desensibilizzando e ristrutturando un ricordo pauroso o traumatico, debbano essere in grado di influenzare in maniera massiva i processi di LTP, LTD e l’architettura neurale corticale.
Prima di concludere, non possiamo ignorare il fatto che esistono modalità naturali e spontanee che possono influenzare significativamente i processi di LTP, LTD e l’architettura neurale corticale, come confermato dai numerosi casi di Disturbo Acuto da Stress che si risolvono senza intervento psicoterapeutico e non evolvono in Disturbo Post-Traumatico da Stress (casi magari non eccessivamente gravi o che si manifestano in una persona con elevate risorse di coping e quindi in grado di desensibilizzarsi al trauma in modo naturale e spontaneo).
A questo proposito, un aspetto molto interessante da considerare è che una persona fobica o traumatizzata, non affetta da altri disturbi mentali e adeguatamente addestrata nella procedura LTDR prima dell’insorgenza della fobia o del trauma, può diventare capace di autoindurre volontariamente una LTD di tutti i suoi ricordi correlati alla fobia o al trauma.
Naturalmente, ciò sarebbe possibile solo se la persona fobica o traumatizzata fosse in grado di identificare e selezionare gli elementi costitutivi di un Nucleo Traumatico Psicofisiologico (NTP) associato al recupero di ricordi paurosi e/o traumatici e fosse in grado di richiamare autonomamente in immaginazione il contenuto del NTP, dopo aver precedentemente autoindotto il particolare e molto specifico stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale (molto profondo, stabile e duraturo) necessario per desensibilizzare il contenuto del NTP.
Come era stato già detto nelle pagine precedenti, ‘…….non appena viene fatto un nuovo apprendimento che non suscita reazioni emotive attraverso l’attivazione dell’amigdala, l’emozione negativa scompare per sempre. Ogni richiamo è solo un riapprendimento. Se il paziente ricorda l’evento, ne rafforza l’assenza di connessione con l’amigdala. Si verifica una LTD e riduce qualsiasi connessione con l’amigdala ancora esistente.’ (http://www.touzet.org).
La procedura descritta sopra e l’autoinduzione dell’LTD da parte di persone fobiche o traumatizzate rappresentano una condizione molto difficile da raggiungere, ma non teoricamente impossibile.
L’autoinduzione di LTD (più o meno diffusa e intensa) nei circuiti cerebrali è discussa in dettaglio nel mio articolo intitolato ‘Relazioni tra Long-Term Depression, Long-Term Depression e Reprocessing di ricordi paurosi e traumatici e Mindfulness’ (ttesystems.eu), in cui analizzo la presunta relazione tra il processo neurobiologico della LTD, la procedura della LTDR e la Mindfulness.
A supporto di questa ipotesi, un recentessimo studio clinico (Björkstrand, J. & al., 2026) condotto con la fMRI 7T ha dimostrato che l’addestramento alla mindfulness migliora l’apprendimento dell’estinzione della paura (migliora la memoria di estinzione) riducendo le risposte alla minaccia sia a livello fisiologico (conduttanza cutanea) che cerebrale (in particolare a livello sottocorticale, riducendo l’attivazione dell’amigdala, dello striato e dell’area motoria supplementare, mentre le aree di controllo cognitivo non hanno mostrato un aumento di attività).
I dati suggeriscono che la mindfulness non opera tramite un controllo cosciente e forzato (inibizione top-down o esplicita). Piuttosto, promuove una regolazione emotiva implicita (sebbene il contributo dei meccanismi top-down non possa essere definitivamente escluso), che, anticipando la discussione nel mio articolo citato, ipotizzo debba essere specificamente attribuita al processo neurobiologico della LTD.
Per Björkstrand, J. & al., la regolazione emotiva implicita prodotta dagli esercizi di mindfulness influenza direttamente i circuiti profondi della paura, facilitando il recupero di ricordi di sicurezza e ‘….consentendo una discriminazione più accurata tra contesti attualmente minacciosi e sicuri’.
In conclusione, gli autori ipotizzano che l’integrazione dell’addestramento alla mindfulness prima o durante la terapia di esposizione (terapia cognitivo-comportamentale) possa migliorare l’efficacia dei trattamenti clinici per ansia e trauma.
Tuttavia, i risultati mostrano che la mindfulness non ha inibito ‘….le attivazioni nell’insula anteriore e nella sostanza grigia periacqueduttale (PAG), suggerendo che solo specifiche parti della rete della paura siano influenzate dalla mindfulness’.
In conclusione, dato che la procedura LTDR si basa sui principi dell’esposizione immaginativa al trauma e sull’induzione di un particolare e ben preciso stato psicofisico di rilassamento muscolare e viscerale, molto più profondo, stabile e duraturo di quanto si possa ottenere con gli ordinari esercizi di mindfulness (praticati dai soggetti sperimentali della suddetta ricerca), è del tutto plausibile supporre che la procedura LTDR favorisca la regolazione emotiva implicita e che questo effetto possa estendersi probabilmente anche ad altre strutture cerebrali che i comuni esercizi di mindfulness non riescono a coinvolgere.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Altre principali fonti di riferimento bibliografico non specificate e informazioni aggiuntive:
Bonaventura Nunzio. La LTDR: una nuova procedura specialistica di trattamento psicoterapeutico di ricordi paurosi e traumatici con il Biofeedback Periferico e la Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo (ttesystems.eu) (In corso di stesura).
Björkstrand J., Olsson E., Clancy O.H., et al. (2026). Effect of app-based mindfulness on extinction recall – a 7T-fMRI study. Sci Rep 16, 9957 (2026). https://doi.org/10.1038/s41598-026-45569-z.
Bhattacharya A., Darmani G., Udupa K., Nankoo J.-F., Ding M. Y. R. & Chen R. (2025). Induction of plasticity and metaplasticity using noninvasive brain stimulation. Trends in Neurosciences. August 13, 2025. doi: 10.1016/j.tins.2025.07.009 – 10.1016/j.tins.2025.07.009.
American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.
Bhattacharya A., Mrudula K, Sreepada SS. & al. (2022). An Overview of Noninvasive Brain Stimulation: Basic Principles and Clinical Applications. Canadian Journal of Neurological Sciences / Journal Canadien des Sciences Neurologiques . 2022;49(4):479-492. doi:10.1017/cjn.2021.158.
Battistini Giulia. (2015). Studio elettrofisiologico di modificazioni a lungo termine della forza della trasmissione sinaptica nel sistema nervoso centrale, [Dissertation thesis], Alma Mater Studiorum Università di Bologna. Dottorato di ricerca in Scienze biomediche, 27 Ciclo. DOI 10.6092/unibo/amsdottorato/6746.
Strata Piergiorgio, Benedetti F., Rossi F. & Tempia F. (2014). Atlante di plasticità neuronale.
Ledoux Joseph (2014). Il cervello emotivo. Alle origini delle emozioni. Baldini & Castoldi.
Cooke Sam F. & Bear Mark F. (2014). How the mechanisms of long-term synaptic potentiation and depression serve experience-dependent plasticity in primary visual cortex. Phil. Trans. R. Soc. B 369, 20130284 (5 January 2014; Published online 2 December 2013) (doi:10.1098/rstb.2013.0284).
Ireland David R. & Abraham Wickliffe C. (2009). Mechanisms of Group I mGluR-Dependent Long-Term Depression of NMDA Receptor–Mediated Transmission at Schaffer Collateral–CA1 Synapses. J Neurophysiol 101: 1375–1385, 2009. First published December 24, 2008; doi:10.1152/jn.90643.2008.
Antion M.D., Hou L., Wong H., Hoeffer C.A. & Klann E. (2008). mGluR-dependent long-term depression is associated with increased phosphorylation of S6 and synthesis of elongation factor 1A but remains expressed in S6K-deficient mice. Mol Cell Biol. 2008 May;28(9):2996-3007. doi: 10.1128/MCB.00201-08. Epub 2008 Mar 3. PMID: 18316404; PMCID: PMC2293080.
Gasbarri A. & Tomaz C. (2008) La Memoria. Aspetti Neurofisiologici. EdiSES S.r.l. – Napoli.
Earnshaw Berton A. & Bressloff Paul C. (2006) Biophysical Model of AMPA Receptor Trafficking and Its Regulation during Long-Term Potentiation/Long-Term Depression. J Neurosci. 2006 Nov 22;26(47):12362–12373. doi: 10.1523/JNEUROSCI.3601-06.
Joseph Ledoux (2002). Il Sé sinaptico. Come il nostro cervello ci fa diventare quelli che siamo. Raffaello Cortina Editore.
