La pratica terapeutica del Biofeedback Periferico si sviluppa a partire dal concetto scientifico di ‘feedback’, informazione di ritorno o retroazione (Il concetto di feedback e alcune delle sue applicazioni cliniche).
Questa pratica utilizza una strumentazione elettronica e computerizzata per trattare o supportare il trattamento di diverse patologie fisiche [Cefalea muscolo-tensiva, dolore dell’Articolazione temporo-mandibolare, Fibromialgia dorso-lombare, Balbuzie, alcune forme di Tic, Iperidrosi primaria (eccesso di sudorazione alle mani o in altre parti del corpo), Aritmie sopraventricolari, Tachicardia parossistica, i Battiti ectopici ventricolari, ipertensione arteriosa, Asma, Sindrome di Raynaud (la sindrome delle mani gelate), Emicrania] e/o psichiche (Disturbo Post-Traumatico da Stress, Attacchi di Panico, Agorafobia, Ansia Generalizzata, Ansia Sociale, Fobie, Somatizzazioni, ecc.).
Con il Biofeedback Periferico si mostra alla persona l’andamento di alcuni suoi eventi fisiologici correlati con il suo disagio, disturbo o patologia, come l’intensità della contrazione muscolare, il livello di sudorazione dei palmi delle mani o delle piante dei piedi, la frequenza cardiaca, la temperatura periferica, l’ampiezza e la frequenza respiratoria, ecc.
I due obiettivi principali associati all’applicazione di questa metodologia sono:
1) valutare l’andamento normale o patologico degli eventi fisiologici analizzati;
2) ripristinare il normale corso di questi eventi addestrando la persona a controllarli.
Dal punto di vista clinico, il biofeedback periferico rappresenta una tecnica di apprendimento altamente funzionale, sia per acquisire in tempo reale e utilizzare consapevolmente le nuove informazioni necessarie all’apprendimento per controllare eventi fisiologici interni altrimenti involontari o non percepibili dal soggetto, sia per osservare, analizzare e valutare i progressi dell’apprendimento stesso e gli sforzi profusi per avvicinarsi sempre di più all’obiettivo prefissato.
Esistono quattro tipi principali di biofeedback periferico (vedere la figura sottostante) utilizzati in ambito clinico:
1) Biofeedback Elettromiografico (EMG);
2) Biofeedback Elettrodermico (GSR);
3) Biofeedback Termico (THE);
4) Biofeedback Cardiaco (HRb o FC).

La valutazione clinica, strumentale e computerizzata tramite Biofeedback Periferico dei quattro parametri fisiologici più scientificamente studiati [Tensione muscolare (EMG), Risposta delle ghiandole sudoripare eccrine (GSR), Temperatura periferica (THE) e Frequenza cardiaca (HRb o FC)] è realizzata attraverso l’esecuzione del Profilo Psicofisiologico (utile per valutare le possibili componenti fisiche e psicologiche lamentate dalla persona in trattamento).
Questo profilo permette di evidenziare la presenza di tensioni muscolari residue e lo stato di equilibrio funzionale del Sistema Nervoso Vegetativo, il sistema coinvolto nelle risposte di attivazione fisiologica (dell’organismo) che accompagnano le emozioni di paura, ansia, rabbia, tristezza, gioia, ecc.
Dal punto di vista strumentale, l’esecuzione del Profilo Psicofisiologico richiede l’utilizzo di uno strumento di biofeedback periferico affidabile e di qualità (conforme alle norme CEI 62-5 per le apparecchiature elettromedicali e alla direttiva 93/42 CEE AII. VII Classe I – Marcato CE).
Il segnale psicofisiologico è rilevato in modo semplice, non invasivo e assolutamente sicuro (per la salute della persona trattata) attraverso l’utilizzo di trasduttori ed elettrodi che sono applicati sulla superficie cutanea.
Il segnale è elaborato dal software fornito con lo strumento e può essere accompagnato da feedback acustici e/o visivi, attraverso i quali il paziente stesso può attuare strategie di controllo volontario dei parametri fisiologici su cui sta lavorando.
Un’ulteriore e preziosa opportunità di elaborazione dei dati ottenuti tramite Biofeedback Periferico, per l’esecuzione di un Profilo Psicofisiologico Innovativo, molto più esaustivo e clinicamente utile, è offerta dalla Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi (T.T.E.S.) applicata all’analisi del Sistema Nervoso Vegetativo.
La Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi (di N. Bonaventura) è una nuova teoria generale dei sistemi presentata a diversi congressi nazionali e internazionali (www.ttesystems.eu).
Il suo programma computerizzato applicato all’analisi del Sistema Nervoso Vegetativo è utilizzato durante l’intervento terapeutico con biofeedback per il trattamento dei disturbi e delle patologie sopra brevemente accennati e/o per apprendere rapidamente come ottenere tipici stati psicofisiologici di rilassamento (Il rilassamento muscolare e viscerale: Rilassamento Progressivo di Jacobson, Training Autogeno di Schultz e Tecniche di Rilassamento Immaginativo) e di Meditazione, o per monitorare i progressi psicofisici delle sedute di Ipnosi clinica, della procedura LTDR, dell’EMDR o di qualsiasi intervento terapeutico che preveda l’analisi delle risposte fisiologiche e/o l’induzione di stati di calma e benessere psicofisico.
Gli stati di calma del rilassamento vegetativo e del rilassamento muscolare profondo sono biologicamente incompatibili con le emozioni di paura, ansia, rabbia, tristezza, ecc., che sono spesso associate a vari disturbi e patologie fisiche e mentali e che compromettono, limitano, rallentano o impediscono il trattamento.
Infine, un’altra interessante applicazione del biofeedback periferico è il monitoraggio dell’andamento di diverse risposte fisiologiche durante la pratica di specifici esercizi previsti dalla Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra (MEPAC di N. Bonaventura), un modulo specialistico di natura non clinica e metodologicamente indipendente, destinato esclusivamente a individui o gruppi in condizioni di benessere psicofisico e finalizzato alla Crescita Personale e Spirituale.
Questo percorso teorico-pratico è basato su alcuni principi fondamentali della Terapia Cognitivo Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi e utilizza la conoscenza millenaria dei chakra come mappa per l’equilibrio dei processi attentivi e la piena realizzazione dell’Essere.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista. In accordo con la psicopatologia fenomenologica di Karl Jaspers, va sottolineato che i chakra vengono utilizzati esclusivamente come mappe concettuali per la gestione del carico attentivo e l’analisi dei vissuti soggettivi. L’approccio fenomenologico, infatti, cerca la connessione interna dei sensi: non chiede perché succede (spiegazione causale), ma come appare alla coscienza del soggetto.’
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