Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Il Disturbo Paranoide di Personalità: caratteristiche e metodi di trattamento dell’approccio cognitivo-comportamentale

La persona affetta da Disturbo Paranoide di Personalità ha un atteggiamento cauto, sospettoso e diffidente nei confronti degli altri e crede costantemente di essere maltrattato, molestato, umiliato, tradito e ingannato.

Sebbene non vi siano prove oggettive di tali intenzioni e comportamenti malevoli da parte degli altri nei suoi confronti, ma spesso solo ipotesi poco verosimili, la persona ne è pienamente convinta e mostra resistenza a mettere in discussione queste presunte certezze.

Questa resistenza è dovuta al fatto che il disturbo paranoide di personalità è un disturbo egosintonico, ovvero in armonia con il sé della persona e, pertanto, difficile da percepire e criticare senza un significativo grado di consapevolezza e di capacità di autocritica costruttiva.

Questo modo distorto e impreciso di interpretare gli eventi della realtà relazionale e di reagire a essi con risentimento e rabbia, compromette profondamente i rapporti di coppia, familiari, amicali, scolastici, lavorativi, ecc., e crea le condizioni affinché gli altri reagiscano con fastidio, distacco e insoddisfazione, confermando così indirettamente le previsioni negative che il soggetto affetto da disturbo paranoide aveva fatto riguardo alle intenzioni negative degli altri nei suoi confronti.

L’attenzione di una persona con personalità paranoide è focalizzata per la maggior parte della giornata sulla percezione selettiva di prove che in qualsiasi contesto possano confermare l’atteggiamento malevolo degli altri nei suoi confronti.

Anche le comunicazioni o i comportamenti positivi degli altri vengono costantemente interpretati in senso negativo o accolti con sospetto e diffidenza.

Traumi infantili in ambito familiare e scolastico, stress, esclusione, rifiuto sociale e discriminazione razziale possono essere potenziali fattori nell’insorgenza del disturbo paranoide di personalità.

In alcuni casi, il disturbo paranoide di personalità può precedere la schizofrenia (o un altro disturbo psicotico), il disturbo bipolare, il disturbo depressivo o altri disturbi di personalità.

Il trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo paranoide di personalità è impegnativo e richiede esperienza terapeutica e la capacità di contenere l’atteggiamento di sospetto e diffidenza del paziente, cosa che certamente non risparmia nemmeno il terapeuta.

Invece di esigere una fiducia a priori, cosa impossibile per le persone con questo tipo di disturbo, il terapeuta creerà con il paziente un progetto di lavoro terapeutico su aree di grande interesse per il paziente e sulle quali ha un elevato livello di controllo diretto e attraverso il quale potrà valutare nel tempo l’affidabilità del terapeuta.

Dal punto di vista comportamentale, il senso di autoefficacia del paziente verrà rafforzato attraverso l’insegnamento dell’assertività e delle abilità sociali, con l’obiettivo di ridurre la percezione di vulnerabilità sociale, i livelli di iperattenzione e gli atteggiamenti pregiudizievoli e difensivi verso gli altri.

A tal fine, affrontare queste problematiche attraverso l’uso professionale da parte del terapeuta di tecniche di role playing, in particolare quelle che implicano l’inversione dei ruoli, può aiutare significativamente il paziente a sviluppare empatia e una maggiore consapevolezza del punto di vista dell’altra persona e a migliorare la qualità delle relazioni interpersonali.

A livello emotivo, la riduzione della vergogna, dell’ansia e della paura di valutazioni negative da parte degli altri, nonché delle risposte emotive di rabbia a tali valutazioni, sono aspetti terapeutici fondamentali.

L’insegnamento di tecniche di gestione delle emozioni negative, l’uso di tecniche di rilassamento e immaginative finalizzate alla gestione di questi stati emotivi e il biofeedback periferico per aumentare la consapevolezza nel paziente della relazione tra la sua capacità di gestione delle emozioni e la riduzione delle risposte psicofisiologiche di allarme e di difesa, sono tutti interventi terapeutici finalizzati agli obiettivi sopra indicati.

Dal punto di vista cognitivo, l’obiettivo ultimo e più difficile da raggiungere è sicuramente la modifica delle ipotesi distorte ed erronee del paziente riguardo alle intenzioni malevole degli altri nei suoi confronti.

Questo obiettivo non verrà raggiunto attraverso un confronto diretto su temi che favoriscono la diffidenza del paziente e l’innalzamento delle difese, ma indirettamente, attraverso un lavoro terapeutico su temi esistenziali e relazionali di interesse per il paziente e da lui individuati e scelti.

Durante questo lavoro terapeutico, il terapeuta terrà in grande considerazione il modello di attaccamento timoroso e distanziante (in cui è presente una percezione negativa inconscia di sé, positivamente compensata per fini difensivi, e degli altri come ambivalenti o prevalentemente negativi) e gli schemi cognitivi maladattivi (e i corrispondenti meccanismi relazionali, difensivi e compensatori) tipici di questa tipologia di pazienti, ovvero quelli classificati dalla Schema Therapy come compresi nel dominio del Distacco e Rifiuto.

Gli schemi cognitivi maladattivi in ​​questione sono abbandono/instabilità (in cui il paziente percepisce gli altri come abbandonanti e instabili), sfiducia/abuso (in cui il paziente crede che gli altri siano inaffidabili e abusivi), deprivazione emotiva (in cui il paziente è convinto che i suoi bisogni emotivi non saranno mai pienamente soddisfatti dagli altri), inadeguatezza/vergogna (in cui il paziente esagera, critica e attribuisce agli altri imperfezioni che non riconosce in sé stesso, ma per le quali inconsciamente prova vergogna) ed esclusione/alienazione sociale (in cui il paziente si sente diverso, socialmente escluso e alienato).

Nel tempo, con molta pazienza e in maniera opportuna, il terapeuta sfrutterà le occasioni idonee e creerà i presupposti per aiutare il paziente a prendere coscienza di questi schemi maladattivi (attraverso un approccio psicoeducativo e collaborativo), a saperli osservare e criticare, a modificare le corrispondenti risposte disfunzionali a livello comportamentale, emotivo, fisiologico e cognitivo e a sviluppare un livello più elevato di coerenza interna e continuità con il suo vero sé.

Questi risultati terapeutici saranno raggiunti più facilmente insegnando al paziente [attraverso l’applicazione dei principi e delle strategie offerti dalla Terapia Cognitivo-Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi] come dirigere intenzionalmente la propria attenzione, come evitare di rimanere intrappolati in percezioni e pensieri disfunzionali, e come mantenere maggiore chiarezza e consapevolezza mentale.

Infine, per raggiungere questi risultati terapeutici in tempi più rapidi e con minore resistenza da parte del paziente, la psicoterapia può essere supportata dall’assunzione di specifici psicofarmaci che il medico (psichiatra o neurologo) riterrà oppurtuni.

Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.

Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:

MANUALE MSD (Versione per i pazienti)

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR), American Psychiatric Association, Publishing, Washington, DC, 2022 e successivi aggiornamenti.

Aaron T. Beck, Denise D. Davis, Arthur Freeman (2021). Terapia cognitiva dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore

Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2018). Schema therapy. La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi della personalità. Erickson

M. F. Lenzenweger e John F. Clarkin  (2006). I disturbi di personalità. Le principali teorie (Seconda edizione). Raffaello Cortina Editore