
Anahata Chakra (Chakra del Cuore)
Premessa
Questa sezione fa parte dell’introduzione teorica alla MEPAC (Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra di N. Bonaventura), un modulo specialistico teorico-pratico, non clinico, che utilizza la conoscenza millenaria dei chakra come mappa per l’equilibrio dell’attenzione e la realizzazione dell’Essere.
La MEPAC è un protocollo avanzato e metodologicamente indipendente, derivato dalla Terapia Cognitivo Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentivi, destinato a individui o gruppi in condizioni di benessere psicofisico e finalizzato esclusivamente alla crescita personale e spirituale.
L’accesso al modulo è riservato a chi ha completato un percorso terapeutico e desidera proseguire la propria evoluzione interiore, oppure a chi – in assenza di condizioni cliniche o psicopatologiche che richiedano un trattamento prioritario – mira a raggiungere un livello di consapevolezza superiore attraverso un rigoroso lavoro su se stesso.
Anahata Chakra
1) Posizione: Centro del torace, plesso cardiaco
2) Ghiandola: Timo
3) Senso fisico: Tatto
4) Elemento: Aria
5) Colore: Verde
6) Petali del loto: 12
7) Simbolo: Loto con due triangoli al centro che si intersecano a formare una stella a 6 punte
8) Mantra: Yam
9) Mudra: Hridaya Mudra
10) Nota musicale: Fa
11) Funzioni fisiche: le funzionalità di cuore e polmoni, del sistema circolatorio e l’efficienza del sistema immunitario (Timo) potrebbero riflettersi sull’equilibrio energetico di questo centro
12) Funzioni mentali: la capacità di amore incondizionato, l’empatia, la compassione e la profondità del perdono potrebbero influenzare attivamente la stabilità di questo centro
Alcune tradizioni spirituali orientali, che hanno radici comuni nell’Induismo (in particolare nelle correnti del Tantra e dell’Hatha Yoga), considerano Anahata, il quarto chakra, il ponte energetico tra i tre centri inferiori (associati alla materia e all’istinto) e i tre centri superiori (associati alla spiritualità e alla consapevolezza psichica).
Il nome sanscrito Anahata viene tradotto come ‘non percosso’. In natura, tutti i suoni sono prodotti dall’impatto di due oggetti (percussione). Il ‘suono non percosso’, invece, è la vibrazione primordiale dell’universo che esiste in sé.
Il termine Anahata suggerisce che l’amore puro (Amore Universale) non deve essere generato o meritato attraverso sforzi o scambi.
L’Amore Universale è uno stato dell’Essere che risuona spontaneamente quando le ‘interferenze’ della Mente (Manas) vengono purificate e il limitato Senso dell’Io (Ahaṃkāra), effetto della contrazione della Coscienza Universale nella Coscienza Individuale, viene ‘risintonizzato’ sulla frequenza della Coscienza Universale, rendendo l’Intelletto (Buddhi) uno specchio limpido in cui la luce del Sé (Atman) può essere riflessa e apprezzata come intuizione non duale (cioè libera da una visione dicotomica e parziale).
Situato al centro del torace, il quarto chakra è considerato dalle tradizioni spirituali come il centro che governa l’amore, l’empatia, la compassione e la capacità di perdonare.
Il simbolo tradizionale di Anahata, due triangoli intrecciati (Geometria Sacra), formano una stella a sei punte (esagramma) che rappresenta l’unione degli opposti. Il triangolo in basso simboleggia la discesa dello spirito nella materia, mentre il triangolo in alto simboleggia l’ascesa della materia verso lo spirito.
L’elemento Aria associato al quarto chakra rappresenta la libertà, l’espansione e la capacità di lasciare andare. Proprio come l’aria è onnipresente ma invisibile, l’amore di Anahata dovrebbe essere onnicomprensivo e privo di attaccamenti materiali.
A livello psicologico, le tradizioni spirituali assimilano l’identità sociale e il sentimento di amore non esclusivo al chakra del cuore.
Mentre i chakra inferiori si occupano della sopravvivenza (primo chakra), del piacere e delle emozioni (secondo chakra) e del potere personale (terzo chakra), il quarto chakra caratterizza la dimensione del ‘Noi’ e l’equilibrio tra Sé e Altro.
In questa prospettiva, Anahata rappresenta il punto di integrazione suprema della gerarchia neurologica di Hughlings Jackson: qui il ‘Livello Superiore’ non si limita a inibire i centri inferiori, ma li armonizza in un’unità di senso superiore.
Se i primi tre chakra governano quella che Paul MacLean definisce la ‘triade cerebrale’ (Rettiliano, Limbico e Neocorteccia) al servizio dell’ego e della biologia, il quarto chakra segna l’emergenza di una funzione che la Teoria Polivagale di Stephen Porges identifica con la piena maturità del Sistema Parasimpatico Ventrale: un ingaggio sociale così profondo da diventare comunione empatica.
Nella terminologia di G.I. Gurdjieff, usciamo dal dominio dei ‘Centri Ordinari’ (Istintivo, Motorio, Emotivo e Intellettuale) — spesso frammentati e meccanici — per affacciarci alla soglia del ‘Centro Emotivo Superiore’. In questo stato, l’attenzione non è più una risorsa scarsa da difendere (come nel terzo chakra), ma una vibrazione costante che permette di percepire l’unità tra il Sé e il Tutto, trasformando la ‘macchina umana’ in un tempio consapevole della presenza.
Imparando a riconoscere l’altro come un essere simile a noi e sviluppando la compassione, sperimentiamo la realtà fenomenica del quarto chakra.
Date le caratteristiche del quarto chakra e il suo stretto legame con la compassione, il modo in cui affrontiamo e sviluppiamo le relazioni umane ne influenza direttamente l’equilibrio. Quando dimostriamo una naturale apertura al mondo, un’elevata intelligenza emotiva e la capacità di creare connessioni profonde e durature, il funzionamento del quarto chakra non può che essere energeticamente equilibrato.
Avere la capacità di amare sé stessi e gli altri nonostante i loro difetti (accettazione incondizionata), saper come dare e ricevere senza farsi del male o diventare un predatore emotivo (confini sani tra sé gli altri) e mantenere un senso di stabilità emotiva indipendentemente da circostanze esterne (pace interiore), sono le condizioni principali per un quarto chakra energeticamente armonioso.
Psicologicamente, il superamento del narcisismo primario, inteso come abbandono del concetto di sé come centro dell’universo e comprensione di essere parte integrante di un tessuto relazionale, rende Anahata un chakra energicamente stabile ed equilibrato.
Le possibili ipotesi sulla relazione tra psicopatologie e disfunzioni energetiche che colpiscono il quarto chakra sono strettamente correlate alla qualità delle cure genitoriali ricevute, in particolare in termini di accudimento e controllo.
Quando le cure amorevoli sono elevate e il controllo soffocante, intrusivo e limitante del potenziale esplorativo del bambino è minimo o assente, il genitore si comporta come una ‘madre sufficientemente buona’ (secondo le parole di D. W. Winnicott) e sta instaurando una relazione con il bambino che crea le condizioni per un ‘attaccamento riuscito’ e, di conseguenza, per un chakra del cuore equlibrato.
Al contrario, tutti i traumi, ma in particolar modo quelli che causano sofferenza dopo l’abbandono, il rifiuto, la negligenza nell’accudimento durante lo sviluppo, il tradimento sentimentale, le separazioni forzate, ecc., hanno molte probabilità di destabilizzare in modo significativo l’equilibrio energetico del chakra del cuore.
La guarigione dei traumi infantili legati all’abbandono o al rifiuto, l’integrazione delle ferite del passato e la trasformazione del dolore in saggezza — attraverso la capacità di non lasciarsi più definire dal trauma, pur non potendolo eliminare dalla propria storia — rappresentano un lavoro indiretto fondamentale per il riequilibrio di Anahata.
Solo allora l’individuo può passare dalla sopravvivenza affettiva alla libertà di amare incondizionatamente e alla capacità di ricevere amore senza sentirsi sopraffatto.
Sebbene i traumi infantili possano probabilmente avere il maggiore impatto negativo sull’equilibrio energetico del quarto chakra, anche altre psicopatologie e disturbi cognitivi, comportamentali, fisiologici ed emotivi potrebbero destabilizzare questo chakra molto delicato.
La persona che tende a proiettare verso l’esterno un amore soffocante e condizionato, in cui potrebbe prevalere il bisogno patologico di rendersi indispensabili agli altri, la perdita di contatto con i propri bisogni (dipendenza affettiva), la paura costante della perdita, che trasforma l’amore in possesso e controllo (gelosia ossessiva), e l’uso del proprio dolore o dell’eccessiva ostentazione di amore (teatralità istrionica) come strumento di manipolazione emotiva (vittimismo o seduzione), potrebbe indurre in Anahata uno stato d’iperattività (energia in eccesso).
Al contrario, la persona che si relaziona in modo freddo, cinico e non empatico (distacco emotivo, Disturbo Schizoide di Personalità), che presenta grandi difficoltà nel riconoscere e comunicare le proprie emozioni (alessitimia) e la tendenza a evitare le relazioni intime per timore di essere ferita o rifiutata (Rifiuto Sociale, Ansia sociale, Disturbo Evitante di Personalità), appare come un individuo che chiude il proprio cuore dietro un guscio protettivo per evitare ulteriori sofferenze, condizione che potrebbe causare un basso apporto di energia in Anahata.
La perdita di una persona cara (Disturbo da Lutto Prolungato) o una separazione dolorosa (per allontanemento, divorzio, ecc.) possono manifestarsi come una sensazione di vuoto esistenziale e mancanza di scopo, alcuni dei possibili sintomi di uno stato depressivo, e potrebbero essere la causa di una carenza energetica nel quarto chakra.
Dal punto di vista della bioenergetica di Wilhelm Reich, la tensione cronica tra le spalle, la mancanza di respiro e la rigidità delle spalle costituiscono elementi distintivi di una vera e propria corazza toracica.
Psicologicamente, questa corazza potrebbe servire a reprimere il pianto, la rabbia o il desiderio di tenerezza e rappresenterebbe una difesa estrema che costringe la persona a vivere ‘nella propria testa’ per evitare di provare dolore al petto.
Questa anestesia del torace potrebbe causare un indebolimento del funzionamento energetico del quarto chakra.
A integrazione di questa analisi psicosomatica, l’uso del Biofeedback Periferico e della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi (T.T.E.S.) applicata all’analisi della Frequenza Cardiaca, permette di monitorare la Variabilità della Frequenza Cardiaca (HRV) in maniera innovativa (il programma informatico è in corso di continuo perfezionamento), un parametro oggettivo che svela la danza invisibile del sistema nervoso autonomo.
All’interno della TCCEO, questo strumento e questa metodologia fungono da monitoraggio clinico per la regolazione dello stress e lo scioglimento della corazza difensiva; nella MEPAC, invece, il Biofeedback Periferico diventa uno specchio fenomenologico che aiuta l’allievo a visualizzare la propria coerenza cardiaca come base per l’espansione della coscienza.
Una HRV elevata riflette la capacità del cuore di respirare con gli eventi: è la traduzione fisiologica della ‘leggerezza’ e della duttile ampiezza di Anahata.
Al contrario, una bassa variabilità segnala un sistema rigido, cronicamente serrato nel controllo o nel dolore, condizione che impedisce al cuore di vibrare secondo il proprio ritmo originario.
Il raggiungimento di un’alta coerenza cardiaca rappresenta dunque il presupposto neurofisiologico affinché l’attenzione possa sciogliere le catene dell’Io e offrirsi alla percezione del ‘suono non percosso’.
A livello biologico, le tradizioni spirituali orientali collegano strettamente il quarto chakra alla ghiandola del timo. Questa ghiandola svolge un ruolo cruciale nel sistema immunitario, in quanto è responsabile della maturazione dei linfociti T, le cellule ‘soldato’ che proteggono l’organismo.
Dalla psiconeuroendocrinologia, è ormai noto che le emozioni possono indurre modificazioni nella risposta del sistema immunitario.
Le emozioni negative, come la tristezza, la paura, l’ansia, la rabbia, ecc., possono indebolire il sistema immunitario e fenomenicamente manifestarsi anche come uno stato di sofferenza e contrazione (costrizione) nell’aerea del torace (come, ad esempio, è il caso chiarissimo dell’angoscia, il cui significato della parola rimanda, anche etimologicamente, a un senso di soffocamento e fame d’aria), spesso accompagnate da un senso d’incapacità di amare e di saper ricevere amore.
A differenza della morsa dell’angoscia che toglie il fiato, la gioia promuove vitalità biologica e si manifesta come un respiro ampio e luminoso, un’onda che apre il petto e libera il diaframma, restituendo al corpo la sua naturale capacità di espandersi, confermando il legame tra benessere emotivo, salute fisica ed energia che fluisce liberamente nella zona del torace.
Importante è anche il simbolismo di Anahata, rappresentato graficamente come un fiore di loto con Dodici Petali. Per le tradizioni spirituali orientali, ogni petalo corrisponde a una modificazione della mente (vṛtti, ‘increspature’ o i ‘vortici’ che disturbano la superficie della coscienza, processi cognitivi, emotivi e sensoriali che frammentano la nostra percezione a causa di identificazioni con interpretazioni inappropriate della realtà da parte della mente), o qualità psichica, che deve essere armonizzata per consentire all’energia del chakra del cuore di fluire armoniosamente.
Se il processo di armonizzazione delle modificazioni della mente (ovvero la capacità di rendere la propria mente uno strumento al proprio servizio e non viveversa) è debole, la persona può essere soggetta a passioni turbolente e sperimentare relazioni possessive (Disturbo Istrionico di Personalità, Disturbo Borderline di Personalità, Disturbo Dipendente di Personalità), può provare ansia costante dalle cause poco chiare, può essere spesso confusa e indecisa (Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità) riguardo alle sue relazioni sentimentali (alternando momenti di vicinanza e di lontananza), può perdere la capacità di giudizio (Disturbo Paranoide di Personalità) riguardo all’affidabilità e alla sincerità del comportamento del coniuge (gelosia immotivata) o, in generale, degli esseri umani (a cui spesso attribuisce intenzioni non amorevoli o opportunistiche), può avere una visione disperata del presente e del futuro (tipica degli stati depressivi), può provare sentimenti di inadeguatezza e colpa e può spesso pentirsi delle azioni intraprese.
In presenza di questo uso improrpio delle facoltà mentali, si potrebbero avere significative ripercussioni negative sul sensibile equilibrio energetico del chakra del cuore.
Un processo di armonizzazione delle modificazioni della mente chiaramente disfunzionale rivela spesso un’incapacità di riconoscere i propri errori cognitivi (Disturbo Paranoide di Personalità) e di agire per correggerli e, soprattutto, una mancanza di empatia e compassione, un atteggiamento pretenzioso, arrogante, egoista e profondamente falso e opportunista (Disturbo Narcisistico di Personalità), se non addirittura deliberatamente ingannevole (Disturbo Antisociale di Personalità).
Quindi, rendere armoniosi questi processi disfunzionali di pensiero e questi aspetti disturbati della personalità, significa lavorare indirettamente sul chakra del cuore e permettere alla luce centrale del fiore di loto di risplendere ed espandersi al di fuori del loto stesso, trasformando ogni battito in un profumo di pace che abbraccia il mondo e ogni respiro in un ponte di luce verso l’anima dell’altro.
Per raggiungere appieno questo obiettivo, l’atto più potente è il perdono, inteso non come tolleranza verso le altrui azioni scorrette, ma come atto di autoliberazione che permette di affrancarsi dal peso del risentimento, consentendo al chakra del cuore di riscoprire la propria naturale leggerezza, suo elemento distintivo.
La leggerezza di Anahata è simboleggiata da un’antilope (o un cervo), spesso rappresentata nell’immagine iconografica del chakra.
L’antilope simboleggia velocità, grazia ed estrema sensibilità. Come l’elemento Aria del chakra, l’antilope si muove rapidamente e con facilità, ma è sempre pronta a scattare in azione. Rappresenta la natura dei sentimenti: delicati, ma capaci di librarsi a grandi altezze quando non sono ostacolati dalla materia.
Sebbene situato nel petto, per le tradizioni e le cosmogonie orientali, l’organo d’azione associato ad Anahata sono le mani, e il senso grossolano (senso fisico) a esso associato è il tatto, il cui senso sottile corrispondente permette il ‘contatto’ (fisico, emotivo, mentale e spirituale), prevale su tutti gli altri sensi e permette che la realtà possa essere ‘sentita’, percepita profondamente.
Attraverso le nostre mani, un’estensione del cuore e suoi terminali fisici, offriamo conforto, creiamo arte, interagiamo con il mondo e curiamo (per esempio, attraverso i massaggi terapeutici, ecc.), tutte manifestazioni di un quarto chakra equilibrato.
Per contro, la difficoltà a regolare il bisogno di contatto fisico — che si manifesta attraverso richieste insistenti di essere toccati o abbracciati — e l’adozione di una gestualità esagerata e invadente, sono indicatori che potrebbero squilibrare il quarto chakra e renderlo energicamente iperattivo.
Al contrario, una persona con il quarto chakra energeticamente carente può mostrare forte resistenza nel contatto fisico (evitando attivamente di toccare o di essere toccata) o avere una gestualità rigida e contratta.
Nelle tradizioni spirituali orientali, Anahata è anche descritto come una grotta segreta o una città splendente, dove risiede la scintilla divina (Atman), ‘luogo interiore’ nel quale, nonostante il caos esterno o i fallimenti relazionali, esiste una pace assoluta che non può essere ‘violata’ o distrutta.
Nel Tantra, questa grotta segreta corrisponde con l’Hridaya Bindu (il punto nel cuore ), considerato il varco finale (Bindu-vedhana). Attraverso la penetrazione di questo punto nel cuore, il praticante trascende la dualità e ‘sente’ la realtà in modo totale e profondo.
Per queste tradizioni spirituali, il chakra del cuore consente la comunicazione tra tutti i chakra e, insieme al primo chakra, che fornisce sicurezza e fondamento per questo flusso, è un chakra che deve essere in equilibrio energetico affinché tutti gli altri chakra funzionino correttamente.
L’equilibrio energetico del quarto chakra è un prerequisito per l’evoluzione verso l’ascensione consapevole al quinto chakra, il primo dei tre centri superiori.
Affinché questa ascensione consapevole possa verificarsi, in accordo con quanto chiaramente affermato nella sezione intitolata ‘Che cos’è la Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra (MEPAC)?’, l’eliminazione dei sintomi psicofisiologici, dei possibili disturbi mentali e delle cause che mantengono di riflesso una probabile attività eccessiva o carente del quarto chakra (come anche degli altri chakra) è il presupposto per l’accesso al protocollo MEPAC avanzato e metodologicamente indipendente, destinato a individui o gruppi in condizioni di benessere psicofisico e finalizzato esclusivamente alla crescita personale e spirituale.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista. In accordo con la psicopatologia fenomenologica di Karl Jaspers, va sottolineato che i chakra vengono utilizzati esclusivamente come mappe concettuali per la gestione del carico attentivo e l’analisi dei vissuti soggettivi. L’approccio fenomenologico, infatti, cerca la connessione interna dei sensi: non chiede perché succede (spiegazione causale), ma come appare alla coscienza del soggetto. Il riferimento alla psicopatologia non intende fornire prove eziologiche (causa-effetto) tra l’ipotesi di uno squilibrio energetico ‘sottile’ e un disturbo psichiatrico; in definitiva, quando lavori sui chakra, tu non ‘spieghi’ un’energia invisibile, ma ‘comprendi’ come il soggetto vive la sua attenzione in quel punto. Al contrario, coerentemente con l’approccio jaspersiano, si ipotizza che possa verificarsi il percorso inverso, dove il disturbo clinico impatta sul vissuto del centro; tale analisi serve agli psicoterapeuti che applicano la TCCEO come sistema di orientamento fenomenologico e criterio guida di esclusione dalla MEPAC.’
Alcune delle principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
Basi Scientifiche e Cliniche (T.T.E.S. e TCCEO)
Validazione Scientifica e Ricerca Indipendente
In questa sezione si documentano le basi cliniche e la ricerca indipendente del Dr. Bonaventura.
Bonaventura N., Nuove Metodologie per il Biofeedback in Psicosomatica: La Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo. Relazione presentata, tra i vari contributi a congressi internazionali, alle Conferenze Internazionali Estive, Catania, Italia, 2003 (Sezione: Psicosomatica e Medicina, Teoria e Pratica Clinica Integrata).
T.T.E.S. – Sito Ufficiale della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi.
Protocolli di Terza Generazione e Processi Attentivi
Riferimenti scientifici internazionali che validano l’approccio orientato all’attenzione, alla mindfulness e alla fenomenologia del vissuto.
Jaspers K., Psicopatologia generale, Il Pensiero Scientifico Editore, 2000 (Ed. orig. 1913). [Riferimento metodologico per l’analisi fenomenologica dei processi attentivi nella MEPAC].
Wells A., Metacognitive Therapy for Anxiety and Depression, The Guilford Press, 2011.
Segal Z., Williams M., Teasdale J., Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression, The Guilford Press, 2018.
Hayes S. C., Strosahl K. D., Wilson K. G., Acceptance and Commitment Therapy. The Process and Practice of Mindful Change, The Guilford Press, 2016.
Linehan M. M., Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Il modello DBT, Raffaello Cortina Editore, 2021.
Gilbert P., Introducing compassion-focused therapy, Cambridge University Press, 2018.
Modelli Fenomenologici e Psicologia dei Centri Energetici (MEPAC)
Testi utilizzati per l’analisi dei vissuti corporei e la gestione del carico attentivo secondo il modello dei chakra.
Klausbernd V., I Chakras. Guide Ed. Armenia, 2000.
Anodea J., Il libro dei chakra. Il sistema dei chakra e la psicologia. Neri Pozza Editore, 1998.
Anodea J., Chakras, ruote di vita. Armenia, 1997.
Dominique L., Il manuale del chakra. Hobby & Work Publishing, 1997.
Fondamenti Diagnostici e Clinici
American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR), APA Publishing, 2022. [Punto di riferimento per l’inquadramento delle psicopatologie e i criteri di esclusione della MEPAC].
Fondamenti Post-Razionalisti e Cognitivi
Riferimenti scientifici internazionali che validano l’approccio orientato all’analisi dei processi cognitivi, alla ristrutturazione razionale e alla conoscenza del Sé.
Guidano V. F., Il sé nel suo divenire. Verso una terapia cognitiva post-razionalista, Bollati Boringhieri, 1992.
Guidano V. F., La complessità del sé. Un approccio sistemico-processuale alla psicopatologia e alla terapia cognitiva, Bollati Boringhieri, 1988.
Beck A. T., Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi, Astrolabio, 1984.
Ellis A. e De Silvestris C., Ragione ed emozione in psicoterapia, Astrolabio, 1989.
Tradizioni Sapienziali e Filosofia Perennis (Fonti di riferimento MEPAC)
Fonti storiche e filosofiche che ispirano la ricerca sull’evoluzione dell’Essere e lo sviluppo spirituale.
Dyczkowski M. S., La dottrina della vibrazione nello sivaismo tantrico del Kashmir, Adelphi Edizioni, Milano, 2013.
Aurobindo S., Guida allo yoga. Gli insegnamenti del grande maestro, Edizioni Mediterranee, Roma, 2009.
Agostino d’Ippona (Sant’), Le confessioni, Paoline Editoriale Libri, Milano, 1998.
Iyengar B. K. S., Gli antichi insegnamenti dello yoga. I sutra del grande maestro Patañjali, Gruppo Editoriale Futura, 1997.
Ouspensky P. D., La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1997.
Osho R., La bibbia di Rajneesh, Bompiani, Milano, 1996.
Osho R., Il libro dei segreti, Bompiani, Milano, 1995.
Osho R., Tantra. La comprensione suprema, Bompiani, Milano, 1994.
Giovanni Della Croce (San), La Notte Oscura, Piero Gribaudi Editore, Milano, 1993.
Guénon R., Gli stati molteplici dell’essere, Adelphi Edizioni, Milano, 1996.
Guénon R., L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi Edizioni, Milano, 1992.
Guénon R., Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi Edizioni, Milano, 1989.
Teresa d’Avila (Santa), Cammino di Perfezione, Città Nuova Editrice, Roma, 1980.
Ouspensky P. D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto: testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1976.
Abhinavagupta, Luce delle Sacre Scritture (Tantrāloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, Torino, 1972.
La Sacra Bibbia, Vol. I, II e III, SAIE Editrice, Torino, 1969.
Aurobindo S., La sintesi dello Yoga. Vol. I, II, III, Ubaldini Editore, Roma, 1967-1969.
