I concetti di adattamento e stress sono strettamente correlati.
Un Disturbo dell’Adattamento si verifica quando una persona sperimenta, in risposta a uno o più fattori di stress specifici, sintomi depressivi, ansiosi o comportamentali evidenti (o una combinazione di questi sintomi) che sono sproporzionati e interferiscono con la vita quotidiana della persona in misura maggiore di quanto ci si aspetterebbe normalmente data l’intensità dei fattori di stress, il contesto sociale e la cultura.
I sintomi devono manifestarsi entro un massimo di 3 mesi dall’esposizione allo specifico fattore di stress (ad esempio, una malattia che colpisce le articolazioni del ginocchio) e non devono durare più di 6 mesi dopo la scomparsa del fattore di stress o delle sue conseguenze (ad esempio, dopo la scomparsa dei problemi di deambulazione causati dalla malattia).
Se lo specifico fattore di stress o le sue conseguenze persistono, il disturbo dell’adattamento diventerà cronico.
L’elenco dei fattori di stress che possono scatenare l’insorgenza di un disturbo dell’adattamento è praticamente infinito, ma alcuni fattori di stress, come il lutto (escluso il lutto non complicato e il lutto prolungato) e i problemi legati alle fasi della vita, sono più comunemente associati a questo disturbo rispetto ad altri.
Il trattamento cognitivo-comportamentale del Disturbo dell’Adattamento dipende dal tipo di fattore di stress che ha innescato l’insorgenza del disturbo (lutto, malattia fisica, cambiamento importante nella vita, ecc.), dal tipo di reazione sintomatica e da eventuali disturbi mentali associati (depressione, ansia, ossessioni e compulsioni, disturbo della personalità, disfunzione sessuale, ecc.).
In generale, tutte le tecniche di autocontrollo e gli interventi di psicoterapia cognitivo-comportamentale volti a gestire lo stress fisico (tecniche di rilassamento, meditazione, ipnosi, biofeedback periferico, ecc.), lo stress mentale (attraverso l’uso di immagini mentali adattive o lo spostamento volontario dell’attenzione su immagini mentali distraenti, l’analisi del significato cognitivo personale delle immagini mentali e delle immagini oniriche, l’interruzione e la modifica del dialogo interno disfunzionale, l’autoistruzione, la ristrutturazione cognitiva dei pensieri automatici disfunzionali e degli schemi cognitivi maladattivi, il problem solving, il dialogo socratico, ecc.), lo stress comportamentale (attraverso il training assertivo e delle abilità sociali, il role playing, le tecniche di esposizione, le tecniche di rinforzo e di estinzione, ecc.) e le emozioni negative ad essi associate possono essere utilizzati con ottimi risultati.
Tuttavia, nei casi più complessi, si possono utilizzare interventi specifici per trattare traumi e paure, come EMDR e LTDR, o semplicemente ansia e paura (come la Desensibilizzazione Sistematica).
Infine, in alcuni casi, la psicoterapia può essere supportata dall’assunzione di specifici psicofarmaci che il medico (psichiatra o neurologo) riterrà oppurtuni.
Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista’.
Principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:
MANUALE MSD (Versione per i pazienti)
American Psychiatric Association(2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA Publishing.
Nota: Le citazioni e le descrizioni dei quadri clinici presenti in questo testo sono rielaborazioni e traduzioni dall’originale inglese a cura dell’autore.
Per l’edizione ufficiale italiana, si veda: American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Milano: Raffaello Cortina Editore.
