Dr. Nunzio Bonaventura – Psicologo, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Biofeedback Terapeuta

Settimo Chakra

Sahasrara Chakra (Chakra della Corona)

Premessa

Questa sezione fa parte dell’introduzione teorica alla MEPAC (Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra di N. Bonaventura), un modulo specialistico teorico-pratico, non clinico, che utilizza la conoscenza millenaria dei chakra come mappa per l’equilibrio dell’attenzione e la realizzazione dell’Essere.

La MEPAC è un protocollo avanzato e metodologicamente indipendente, derivato dalla Terapia Cognitivo Comportamentale dell’Equilibrio Olistico (TCCEO di N. Bonaventura) dei processi attentividestinato a individui o gruppi in condizioni di benessere psicofisico e finalizzato esclusivamente alla crescita personale e spirituale.

L’accesso al modulo è riservato a chi ha completato un percorso terapeutico e desidera proseguire la propria evoluzione interiore, oppure a chi – in assenza di condizioni cliniche o psicopatologiche che richiedano un trattamento prioritario – mira a raggiungere un livello di consapevolezza superiore attraverso un rigoroso lavoro su se stesso.

Sahasrara Chakra

1) Posizione: Sommità della testa, fontanella

2) Ghiandola: Pineale (Epìfisi)

3) Senso fisico: Nessuno

4) Elemento: Nessuno

5) Colore: Violetto, Bianco

6) Petali del loto: 1000

7) Simbolo: Loto bianco

8) Mantra: Silenzio

9) Mudra: Mahamayuri Mudra

10) Nota musicale: Si

11) Funzioni fisiche: le funzionalità dell’epifisi, della corteccia cerebrale e l’armonia globale dei ritmi circadiani e del sistema nervoso potrebbero riflettersi sull’equilibrio energetico di questo centro

12) Funzioni mentali: la realizzazione del Sé, la trascendenza dell’ego, la spiritualità superiore e l’unione con la Coscienza Universale potrebbero influenzare attivamente la stabilità di questo centro

Per alcune tradizioni spirituali orientali, con radici comuni nel Tantra e nell’Hatha Yoga, il settimo chakra, noto come Sahasrara o ‘Chakra della Corona’, rappresenta l’apice del sistema energetico ‘sottile’ umano. Situato sulla sommità del capo, è simbolicamente raffigurato come un loto dai mille petali che si apre verso l’infinito.

Sahasrara non è solo un centro energetico, ma è considerato anche il punto di integrazione di tutti i chakra precedenti e il centro che coordina la complessa sinfonia tra la biologia del cervello e l’aspirazione dell’anima.

Mentre i primi sei centri si occupano della gestione del corpo, delle emozioni, del pensiero razionale e preparano alla realtà spirituale, il settimo chakra presiede alla trascendenza.

E’ il Ponte verso l’Assoluto, il luogo in cui la persona smette di percepirsi come frammento isolato e si riconosce come parte di un tutto universale, una Coscienza Unificata.

Poiché il settimo chakra rappresenta la trascendenza totale, il mantra supremo (un mantra è una sillaba, parola o frase sacra che viene ripetuta ritmicamente per focalizzare la mente e indurre stati di coscienza superiori) per questo centro è spesso identificato con il silenzio assoluto dopo la recitazione di altri mantra (in particolare, OM o la variante AH).

A ciascun chakra corrisponde un mantra ‘seme’ (Bija Mantra) e, sebbene i mantra siano direttamente legati alle tradizioni orientali, è interessante notare che, in ambito cristiano, Santa Teresa d’Avila, riferendosi alla preghiera (che se ripetuta può certamente essere considerata un mantra), distingueva tre tipi di preghiera: vocale (in Oriente chiamata Vaikhari e che possiamo associare al quinto chakra, in quanto centro che controlla la vocalizzazione, la parola), mentale (in Oriente chiamata Manasika e associata al sesto chakra, centro che controlla l’attività del pensiero e dell’immaginazione) e, infine, di quiete, considerata spiritualmente l’orazione più elevata e corrispondente al silenzio (il mantra supremo del settimo chakra).

Santa Teresa d’Avila nel ‘Cammino di Perfezione’ spiega che l’orazione vocale deve essere consapevole per non diventare vuota ripetizione: usare la parola per ancorare l’attenzione (stato attentivo che nello Yoga di Patañjali corrisponderebbe con ‘Dharana’).

Quando la ripetizione diventa interiore, verrebbe reclutato l’occhio della mente, funzione che le tradizioni spitituali attribuiscono al sesto chakra. Qui, il pensiero verrebbe trasformato in immagine e intuizione. Il mantra mentale è considerato più potente del mantra verbale perché richiede un grado di concentrazione molto più elevato.

Nello Yoga, questo stato potrebbe corrispondere a una forma avanzata di ‘Dharana’ che prepara allo stato contemplativo, una condizione attentiva in cui il soggetto sospende ogni forma di giudizio nei confronti dell’oggetto della contemplazione (in questo caso il mantra mentale).

Secondo alcune tradizioni spirituali orientali, lo stato contemplativo sarebbe propedeutico allo stato di meditazione (Dhyana), quest’ultimo inteso come una condizione in cui il flusso attentivo non è più accompagnato da sforzo è scorre in maniera fluida e continua verso l’oggetto attenzionato.

Il Silenzio è il culmine della ‘Preghiera di Unione’ di Santa Teresa d’Avila. In questo stato, le parole e i pensieri cessano, lasciando il posto alla pura presenza divina.

Nello Yoga, questo stato è paragonabile al Samadhi (Assorbimento), in cui il meditatore, la meditazione (intesa come atto) e l’oggetto della meditazione diventano tutt’uno.

Questo stato corrisponde esattamente al silenzio vibrante che segue la recitazione dell’OM, dove la Coscienza Individuale si dissolve nell’Assoluto, nella Coscienza Universale, suggerendo che l’anatomia spirituale dell’essere umano segue percorsi universali per raggiungere l’estasi e la trascendenza.

Sebbene i chakra appartengano al corpo sottile, il settimo chakra ha la sua controparte fisica nella ghiandola pineale (epìfisi), la cui attivazione influenza la produzione di serotonina (comunemente definita come ‘neurotrasmettitore della felicità o del buon umore’, ma tecnicamente è il principale mediatore del benessere e della stabilità emotiva) e di dimetiltriptamina (o DMT, che, aumentando drasticamente durante un forte stress fisiologico, si ipotizza agisca come neuroprotettore o modulatore della plasticità cerebrale e degli stati di coscienza).

Questa ghiandola ha la capacità di fungere da ponte tra i segnali ambientali e le risposte ormonali, trasformando la luce negli impulsi necessari per regolare i ritmi circadiani.

A livello neurobiologico, la ghiandola pineale trasforma il triptofano in serotonina durante il giorno e poi, al buio, lo converte in melatonina, regolando così il ritmo sonno-veglia, le difese immunitarie e lo sviluppo sessuale.

In questo modo, il corretto funzionamento biochimico associato al settimo chakra consente, oltre la regolazione dei ritmi circadiani, anche la regolazione dell’umore e di altre importanti funzioni biologiche e fisiologiche e, dal punto di vista psicologico, crea la capacità di rimanere integri anche durante le crisi esistenziali più impegnative o dolorose.

Una profonda calma esistenziale potrebbe essere l’atteggiamento che meglio induce uno stato di equilibrio nel settimo chakra. Non è una fuga dalla realtà, ma piuttosto la capacità di vivere nel mondo senza esserne schiavi.

La persona mostra una presenza e una consapevolezza (il Testimone è stabile e attivo) che si manifestano nella capacità di vivere pienamente il ‘qui e ora’ (presenza mentale), possiede una chiarezza cristallina riguardo la sua missione nella vita (senso di scopo), è aperta a nuove prospettive, non si sente minacciata dal cambiamento ed è priva di qualsiasi forma di dogmatismo (flessibilità cognitiva).

Le tradizioni spirituali attribuiscono a questo stato di consapevolezza complessivo ed elevato un corrispondente settimo chakra attivo ed equilibrato, capace di influenzare il sogno in modi che sono benefici per la crescita personale.

La sua attività si manifesterebbe spesso come sogni lucidi (sogni in cui la persona è consapevole dei propri sogni e può modificarli a piacimento), sogni archetipici (luce bianca, figure di saggi, sensazioni di volo cosmico) o sogni di conoscenza che forniscono al sognatore informazioni utili e lo aiutano a risolvere problemi concreti nella vita quotidiana.

Questa capacità di ‘influenzare i sogni dall’alto’ (diversamente da quanto accade nei sogni che sono ‘influenzati dal basso’, prevalentemente dall’inconscio del soggetto e, per certi aspetti, anche dall’inconscio collettivo), potrebbe essere uno dei modi in cui l’attività del settimo chakra confermerebbe l’ipotesi che gli esseri umani siano esseri multidimensionali (ovvero, citando il Maestro René Guénon, potenzialmente capaci di accedere a Stati Molteplici dell’Essere).

Tuttavia, anche il chakra della corona può essere soggetto a perturbazioni, e specifiche visioni del mondo e/o quadri clinici complessi, che hanno conseguenze significative sul modo di approcciare la vita o sulla salute fisica e mentale, potrebbero causare uno stato di carenza energetica o di iperattività in Sahasrara.

Concepire la vita in modo puramente materialisto e cinico è una forma di aridità esistenziale che, nei casi più estremi, può evolvere in depressione, in stati nichilistici caratterizzati da una sensazione di vuoto (‘niente ha senso per me’) e/o apatia e isolamento sociale.

La persona potrebbe sentirsi separata dagli altri (Disturbo Schizoide di Personalità) e dall’universo e vivere in un costante stato di triste solitudine interiore.

Queste condizioni esistenziali e/o patologiche potrebbero riflettersi in un deficit energetico nel settimo centro.

Nutrire il sé spirituale, mantenendo stabilità e solidità, potrebbe essere il modo più diretto di stabilizzare l’energia del chakra Sahasrara.

Da questo punto di vista è fondamentale innanzitutto risolvere i traumi infantili, in particolare quelli che sembrerebbero capaci di destabilizzare il primo e il secondo chakra, e che potrebbero essere la causa più importante di squilibrio energetico del settimo chakra.

Non è un caso che molte tradizioni spirituali orientali ammoniscano i ricercatori spirituali a non intraprendere determinate pratiche psicofisiche volte a stimolare il settimo chakra senza prima aver raggiunto l’integrazione energetica di tutti gli altri chakra.

Ignorare la necessità preventiva di consolidare il funzionamento equilibrato dei sei chakra inferiori, è sconsiderato e potenzialmente molto pericoloso per la salute fisica e mentale.

Dal punto di vista psicologico, ciò significa innanzitutto svolgere un lavoro preparatorio su se stessi, che può essere più o meno impegnativo e, se è presente una condizione psicopatologica, trattarla e risolverla prima di procedere oltre (principio cardine per accedere alla MEPAC).

Il comportamento sbagliato di procedere senza essere preparati a farlo può causare una pericolosa disconnessione e un grave distacco dalla realtà, che potremmo rappresentare simbolicamente come una perdita di connessione con la terra da parte di coloro che mirano a librarsi nel cielo del settimo chakra senza prima preoccuparsi di stabilire radici forti nei chakra inferiori.

Il paradosso del Sahasrara è che più si desidera elevare la propria coscienza, più si deve essere stabili. Senza equilibrio nel corpo, nelle emozioni e nell’intelletto, condizione che corrisponde alla presenza di patologie fisiche e/o psicologiche e/o a una visione egoistica della vita incentrata esclusivamente sulla soddisfazione dei propri bisogni e desideri (e, di conseguenza, alla presenza di un probabile significativo squilibrio energetico di uno o più chakra, inferiori e/o superiori), pratiche psicofisiche con implicazioni spirituali che abbiano come obiettivo quello di coinvolgere il settimo chakra non producono saggezza, ma potrebbero aumentare significativamente l’instabilità fisica e psicologica già esistente.

In questo caso i rischi potrebbero essere legati al peggioramento di eventuali pregressi disturbi significativi, soprattutto nell’area del pensiero.

Le persone che soffrono di disturbi del pensiero o disturbi deliranti, e che quindi hanno probabilmente squilibri energetici significativi nei chakra superiori, impegnadosi in temi e pratiche spirituali avanzate senza prima aver risolto tali disturbi (cosa difficile da ottenere in modo rapido e definitivo), potrebbero manifestare, oltre ai sintomi precedenti, possibili deliri di onnipotenza o credenze messianiche (psicosi con temi spirituali; disturbo schizotipico di personalità), in cui potrebbero credere di avere poteri soprannaturali o missioni divine distorte, confusione tra intuizioni mistiche e allucinazioni, spesso accompagnata da un rifiuto categorico della logica, e gravi sbalzi d’umore (disturbo bipolare).

La Sindrome da Disorientamento Spaziale, in cui sono presenti difficoltà a riconoscere luoghi familiari e persone note, a coordinare i movimenti spaziali del corpo in ambienti sconosciuti, ecc.,  o altri disturbi, in cui il confine tra sé e il mondo esterno diventa così labile da poter generare attacchi di panico legati a possibili forme dissociative e perdita di identità (Depersonalizzazione e Derealizzazione, Amnesia Dissociativa, Disturbo Dissociativo dell’Identità), con difficoltà a mantenere il contatto con la realtà quotidiana (trascuratezza fisica, difficoltà sul lavoro, a scuola, ecc.), difficilmente potrebbero non incidere significativamente sull’equilibrio del  settimo chakra, al quale è tradizionalmente attribuita la regolazione della nostra posizione nello spazio cosmico indefinito.

Oltre alla depressione, al delirio e alla dissociazione, esistono sfumature psicopatologiche che potrebbero più specificatamente causare uno squilibrio energetico nel settimo chakra.

In alcuni casi, la persona, invece di sentirsi parte del tutto, si sente superiore agli altri perché ‘più sveglio’ o ‘più evoluto’ (inflazione dell’Io), una condizione che potrebbe portare a forme di narcisismo spirituale e causare un’iperattivazione energetica del terzo chakra, sede del potere personale e dell’ego, a scapito di un funzionamento equilibrato del quarto e settimo chakra.

Altri due fenomeni, noti in campo spirituale e che potrebbero coinvolgere l’attività energetica del settimo chakra, sono la ‘Notte Oscura dell’Anima’ e la ‘Notte Oscura dello Spirito’.

Entrambi i fenomeni sono descritti dal mistico cristiano San Giovanni della Croce, sebbene non siano associati esclusivamente a fasi specifiche del percorso cristiano di crescita spirituale; sono piuttosto espressioni tipiche di qualsiasi percorso spirituale tradizionale, anche se le fasi possono essere caratterizzate in modo diverso a seconda delle credenze e di come viene concepito il rapporto con il divino.

San Giovanni della Croce descrive la ‘Notte Oscura dell’Anima’ come un processo di purificazione necessario per raggiungere l’unione mistica con Dio (traslato in linguaggio spirituale e non religioso, la dissolvenza della Coscienza Individuale nella Coscienza Universale).

Questa esperienza spirituale deve essere attentamente identificata e distinta da un possibile periodo di depressione clinicamente significativo e più o meno prolungato.

Infatti, il crollo di un precedente sistema di valori che non è stato ancora sostituito da un nuovo senso di significato potrebbe essere comune sia a uno stato depressivo sia a una fase della transizione evolutiva energetica del settimo chakra.

Anche se non si tratta di uno stato depressivo, questa fase di transizione, se non adeguatamente gestita, potrebbe comunque produrre conseguenze patologiche.

L’aspetto patologico in questo caso potrebbe risiedere nell’incapacità di integrare il vuoto associato a questa fase di transizione, in cui le pratiche religiose (o meditative) e i piaceri materiali che prima davano gioia diventano insipidi o addirittura disgustosi, trasformando il vuoto in ansia nichilista, aridità spirituale e potenzialmente in uno stato depressivo precedentemente assente.

Da una prospettiva spirituale, San Giovanni della Croce attribuisce a questa esperienza dolorosa e potenzialmente transitoria lo scopo di ‘insegnare all’anima’ a cercare l’unione con Dio (o con la Coscienza Universale) non per le ‘consolazioni’ o le esperienze emozionali (che idealmente potremmo associare maggiormente ai chakra inferiori) che Egli dona, ma per Sé stesso.

Il Santo descrive la ‘Notte Oscura dello Spirito’ come una prova molto più profonda e dolorosa della ‘Notte Oscura dell’Anima’ e che colpisce le facoltà superiori (intelletto, memoria e volontà, che idealmente potremmo associare alle funzioni dei chakra superiori).

In questo stato, l’anima si sentirebbe completamente abbandonata da Dio (non sperimenterebbe più alcun tipo di connessione, identità con la Coscienza Universale, che aveva precedentemente acquisito) e immersa in un’oscurità che assomiglia alla cecità o alla disperazione, senza alcuna chiarezza intellettuale o certezza di fede.

Per la sicurezza psicofisica del ricercatore spirituale, questo stato esistenziale deve essere assolutamente analizzato e distinto da un possibile episodio di depressione maggiore, a cui sembra assomigliare molto.

San Giovanni della Croce attribuisce a questa esperienza spirituale, ancora più profonda e dolorosa della precedente, lo scopo di purificare l’orgoglio spirituale e di recidere l’attaccamento alla propria idea di santità.

È il ‘deserto’ finale che distrugge ogni forma di narcisimo spirituale e svuota completamente l’essere umano per far posto alla pura Azione della Grazia Divina (nel linguaggio tantrico, la Caduta di Potenza operata dalla Coscienza Universale).

In breve, la notte è oscura non perché Dio sia assente (o perché lo stato di connessione o identità con la Coscienza Universale sia stato interrotto), ma perché la Sua luce è così intensa che ‘acceca’ l’anima, ancora parzialmente ancorata ai sensi, e le funzioni spirituali superiori ancora imperfette, costringendole entrambe a evolversi per poter finalmente contemplarLo.

Nel mondo odierno, una psiche sana non è solo quella che funziona bene nella società, ma anche quella che è in grado di percepire una connessione con il senso ultimo dell’esistenza, che potremmo immaginare coincidere con il superamento dell’egocentrismo e che ci permetterebbe di sperimentare una compassione che andrebbe oltre i legami personali o familiari (empatia universale) e il passaggio da una concezione della vita volta alla soddisfazione di sé stessi, dei propri bisogni e desideri, a una vita al servizio della Volontà della Coscienza Universale.

In questa prospettiva, il settimo chakra potrebbe rappresentare lo stato iniziale del percorso discendente e lo stato finale di quello ascendente, e il canale centrale che unisce tutti i chakra (la sushumna) diventerebbe il flauto attraverso il quale fluirebbe la vibrazione del suono corrispondente alla musica voluta dalla Coscienza Universale per la coerenza globale del sistema energetico sottile e la realizzazione dell’Essere.

Per le tradizioni spirituali orientali, punto di riferimento di questa trattazione sui sette chakra, il fine ultimo di questo percorso di conoscenza è il Kaivalya, la Liberazione, per cui, secondo quanto citato nell’aforisma conclusivo dello Yoga Sutra del Maestro Patañjali, ‘la coscienza si manifesta e si esprime in tutta la sua purezza naturale’.

Affinché questo percorso di discesa e di ascesa consapevole possa verificarsi, in accordo con quanto chiaramente affermato nella sezione intitolata ‘Che cos’è la Metodologia per l’Equilibrio dei Processi Attentivi sui Chakra (MEPAC)?’, l’eliminazione dei sintomi psicofisiologici, dei possibili disturbi mentali e delle cause che mantengono di riflesso una probabile attività eccessiva o carente del settimo chakra (come anche degli altri chakra) è il presupposto per l’accesso al protocollo MEPAC avanzato e metodologicamente indipendente, destinato a individui o gruppi in condizioni di benessere psicofisico e finalizzato esclusivamente alla crescita personale e spirituale.

Nota: ‘Le informazioni contenute in queste pagine hanno solo scopo informativo e non sostituiscono il parere o la diagnosi di uno psicologo/psicoterapeuta o di un medico professionista. In accordo con la psicopatologia fenomenologica di Karl Jaspers, va sottolineato che i chakra vengono utilizzati esclusivamente come mappe concettuali per la gestione del carico attentivo e l’analisi dei vissuti soggettivi. L’approccio fenomenologico, infatti, cerca la connessione interna dei sensi: non chiede perché succede (spiegazione causale), ma come appare alla coscienza del soggetto. Il riferimento alla psicopatologia non intende fornire prove eziologiche (causa-effetto) tra l’ipotesi di uno squilibrio energetico ‘sottile’ e un disturbo psichiatrico; in definitiva, quando lavori sui chakra, tu non ‘spieghi’ un’energia invisibile, ma ‘comprendi’ come il soggetto vive la sua attenzione in quel punto. Al contrario, coerentemente con l’approccio jaspersiano, si ipotizza che possa verificarsi il percorso inverso, dove il disturbo clinico impatta sul vissuto del centro; tale analisi serve agli psicoterapeuti che applicano la TCCEO come sistema di orientamento fenomenologico e criterio guida di esclusione dalla MEPAC.’

Alcune delle principali fonti di riferimento bibliografico e informazioni aggiuntive:

Basi Scientifiche e Cliniche (T.T.E.S. e TCCEO)

Validazione Scientifica e Ricerca Indipendente

In questa sezione si documentano le basi cliniche e la ricerca indipendente del Dr. Bonaventura.

Bonaventura N., Nuove Metodologie per il Biofeedback in Psicosomatica: La Teoria Tricromatica dell’Equilibrio del Sistema Nervoso Vegetativo. Relazione presentata, tra i vari contributi a congressi internazionali, alle Conferenze Internazionali Estive, Catania, Italia, 2003 (Sezione: Psicosomatica e Medicina, Teoria e Pratica Clinica Integrata).

T.T.E.S. – Sito Ufficiale della Teoria Tricromatica dell’Equilibrio dei Sistemi.

Protocolli di Terza Generazione e Processi Attentivi

Riferimenti scientifici internazionali che validano l’approccio orientato all’attenzione, alla mindfulness e alla fenomenologia del vissuto.

Jaspers K., Psicopatologia generale, Il Pensiero Scientifico Editore, 2000 (Ed. orig. 1913). [Riferimento metodologico per l’analisi fenomenologica dei processi attentivi nella MEPAC].

Wells A., Metacognitive Therapy for Anxiety and Depression, The Guilford Press, 2011.

Segal Z., Williams M., Teasdale J., Mindfulness-Based Cognitive Therapy for Depression, The Guilford Press, 2018.

Hayes S. C., Strosahl K. D., Wilson K. G., Acceptance and Commitment Therapy. The Process and Practice of Mindful Change, The Guilford Press, 2016.

Linehan M. M., Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Il modello DBT, Raffaello Cortina Editore, 2021.

Gilbert P., Introducing compassion-focused therapy, Cambridge University Press, 2018.

Modelli Fenomenologici e Psicologia dei Centri Energetici (MEPAC)

Testi utilizzati per l’analisi dei vissuti corporei e la gestione del carico attentivo secondo il modello dei chakra.

Klausbernd V., I Chakras. Guide Ed. Armenia, 2000.

Anodea J., Il libro dei chakra. Il sistema dei chakra e la psicologia. Neri Pozza Editore, 1998.

Anodea J., Chakras, ruote di vita. Armenia, 1997.

Dominique L., Il manuale del chakra. Hobby & Work Publishing, 1997.

Fondamenti Diagnostici e Clinici

American Psychiatric Association, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5-TR), APA Publishing, 2022. [Punto di riferimento per l’inquadramento delle psicopatologie e i criteri di esclusione della MEPAC].

Fondamenti Post-Razionalisti e Cognitivi

Riferimenti scientifici internazionali che validano l’approccio orientato all’analisi dei processi cognitivi, alla ristrutturazione razionale e alla conoscenza del Sé.

Guidano V. F., Il sé nel suo divenire. Verso una terapia cognitiva post-razionalista, Bollati Boringhieri, 1992.

Guidano V. F., La complessità del sé. Un approccio sistemico-processuale alla psicopatologia e alla terapia cognitiva, Bollati Boringhieri, 1988.

Beck A. T., Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi affettivi, Astrolabio, 1984.

Ellis A. e De Silvestris C., Ragione ed emozione in psicoterapia, Astrolabio, 1989.

Tradizioni Sapienziali e Filosofia Perennis (Fonti di riferimento MEPAC)
Fonti storiche e filosofiche che ispirano la ricerca sull’evoluzione dell’Essere e lo sviluppo spirituale.

Dyczkowski M. S., La dottrina della vibrazione nello sivaismo tantrico del Kashmir, Adelphi Edizioni, Milano, 2013.

Aurobindo S., Guida allo yoga. Gli insegnamenti del grande maestro, Edizioni Mediterranee, Roma, 2009.

Agostino d’Ippona (Sant’), Le confessioni, Paoline Editoriale Libri, Milano, 1998.

Iyengar B. K. S., Gli antichi insegnamenti dello yoga. I sutra del grande maestro Patañjali, Gruppo Editoriale Futura, 1997.

Ouspensky P. D., La quarta via. Discorsi e dialoghi secondo l’insegnamento di G. I. Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1997.

Osho R., La bibbia di Rajneesh, Bompiani, Milano, 1996.

Osho R., Il libro dei segreti, Bompiani, Milano, 1995.

Osho R., Tantra. La comprensione suprema, Bompiani, Milano, 1994.

Giovanni Della Croce (San), La Notte Oscura, Piero Gribaudi Editore, Milano, 1993.

Guénon R., Gli stati molteplici dell’essere, Adelphi Edizioni, Milano, 1996.

Guénon R., L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi Edizioni, Milano, 1992.

Guénon R., Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Adelphi Edizioni, Milano, 1989.

Teresa d’Avila (Santa), Cammino di Perfezione, Città Nuova Editrice, Roma, 1980.

Ouspensky P. D., Frammenti di un insegnamento sconosciuto: testimonianza di otto anni di lavoro come discepolo di Gurdjieff, Casa Editrice Astrolabio – Ubaldini Editore, Roma, 1976.

Abhinavagupta, Luce delle Sacre Scritture (Tantrāloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, Torino, 1972.

La Sacra Bibbia, Vol. I, II e III, SAIE Editrice, Torino, 1969.

Aurobindo S., La sintesi dello Yoga. Vol. I, II, III, Ubaldini Editore, Roma, 1967-1969.